

Inviata in stile burocratico, l’email suonerebbe così: “Egregio direttore del personale, Le segnalo che il sottoscritto, Mario Rossi, non coniugato, 24 anni, addetto al Controllo qualità prodotti, ha intrecciato una relazione di tipo erotico-sentimentale in data 29 luglio 2010 con la dottoressa Marisa Bianchi, 49 anni, stesso ufficio, ultima scrivania a sinistra. Ogni evoluzione del suddetto rapporto sarà prontamente comunicata. Distinti saluti, Mario Rossi”.
Attenzione: soltanto i nomi sono di fantasia. Perché se i bollori del giovane Rossi avvampassero negli open space della Richemont, sede di Ginevra, quella lettera sarebbe un atto dovuto. La holding del lusso, che riunisce marchi come Cartier, Jaeger LeCoultre e Montblanc, ha infatti diramato ai 20 mila dipendenti della sede svizzera un codice di comportamento che vieta gli amori sul luogo di lavoro.
All’impiegato incapace di resistere alla focosa collega non resterebbe che “informare tempestivamente della love story i superiori nonché l’ufficio del personale”. Che si riserverebbe di prendere provvedimenti: dal trasferimento fino al licenziamento in tronco di uno o di entrambi gli innamorati. Non si sa molto altro sul controverso codice, intercettato e diffuso dai giornalisti della Radio svizzera e seguito dal prudente silenzio dei vertici Richemont. Dunque i casi sono due: o le sedi in cui si ideano e si fabbricano penne Montblanc sono teatro di baccanali tra fotocopiatrici e fax, dove le macchinette del caffè dispensano pure l’ovetto sbattuto rinvigorente, oppure alla base del divieto ci dev’essere una motivazione più sottile, imperscrutabile, quasi metafisica.
Scartata la prima ipotesi, almeno per limite di verosimiglianza, da escludere per certo è anche l’intento di “scongiurare il pericolo delle molestie” che, dicono, avrebbe ispirato il documento. Il divieto riguarda infatti espressamente i flirt, dove le avance sono tutt’altro che sgradite.
Considerato che le migliori tradizioni sulla gestione delle cosiddette risorse umane le importiamo sempre dall’estero, meglio sapere come comportarci quando toccherà a noi italiani. Conviene allora farsi delle domande. Per esempio: cosa spinge un’azienda a interessarsi della vita privata dei dipendenti? Ha il diritto di dettare legge?
Da un rapido sondaggio tra psicologi e psichiatri si apprende che mettere regole ai rapporti d’amore non si può, in ufficio come in qualunque altro luogo. Gli esperti rispondono come un sol uomo, sono tutti d’accordo. Tranne uno: Claudio Risè. Che dalle colonne del Giornale ha accolto il documento Richemont con un guizzo di giubilo. “Ora” dice “uomini e donne torneranno finalmente ad amarsi. Finirà così la tetra epoca della diffidenza, della competizione, del guardarsi in cagnesco, del “siamo più brave noi”, “no noi”, che ci sta togliendo il sorriso”.
Abbastanza per sconcertare Francesco Alberoni, che dell’indagine sull’innamoramento, in ufficio o altrove, ha fatto una ragione di vita. “Povero Risè, lui che è così bravo questa volta ha preso un abbaglio” dice il sociologo. “Perché un conto sono e molestie, la volgarità e i comportamenti osceni, senz’altro da evitare, altro invece è l’amore vero, fatto di emozioni. Che non può obbedire a un divieto, e non può nemmeno essere oggetto di comunicazione aziendale. Già è difficile confessarlo in chiesa, figuriamoci al capufficio”. Forse, qui in Italia, almeno dal codice antiamore messo nero su bianco siamo ancora lontani. All’apparenza, perché i piani alti delle aziende applicano da anni più di una regola non scritta. “In Italia un espresso divieto non avrebbe alcun valore” tranquillizza Gabriele Fava, avvocato ed esperto di diritto del lavoro “sarebbe incompatibile non solo con lo Statuto dei lavoratori, ma anche con i principi costituzionali e con la legge sulla riservatezza”.
Ma Antonella Zivillica, responsabile della comunicazione dell’Intesa Sanpaolo, racconta che, stando ai ricordi di sua madre, “solo 30 anni fa due innamorati che lavoravano nella stessa banca non si sposavano per il timore di essere trasferiti”. E dall’Unicredit fanno sapere che, sì, possono esserci casi in cui una coppia che lavora nello stesso ufficio venga separata, “ma solo se i due sono d’accordo e per evitare situazioni di imbarazzo, come il sospetto di favoritismi o altre chiacchiere malevole che possono inquinare il clima di lavoro”. Idem per l’Enel. E anche per la Mediolanum, dove “qualche preoccupazione può nascere semmai nel caso di una coppia in cui uno abbia un ruolo da controllore e l’altro da controllato” specifica Danilo Benedetti, direttore del personale “come per esempio un gestore di fondi e la persona preposta alla verifica dei rischi di quello tesso ufficio”.
In Alitalia marito e moglie sono agevolati se si tratta di hostess, steward e piloti (possono scegliere se volare insieme o no), mentre negli uffici si guarda caso per caso e i trasferimenti sono sempre concordati.
A confermare l’attenzione delle aziende alle liaison è un’autorità in materia: Giordano Fatali, presidente dell’Hrc Academy, la community che riunisce amministratori delegati e direttori del personale delle maggiori aziende nazionali e internazionali. “L’affaire Richemont” dice “è più di quel che sembra. Non è un caso isolato. Ormai siamo entrati in una nuova fase dei rapporti che nascono sul lavoro. In Germania è appena nata una legge che fissa nuovi diritti e doveri proprio sul tema dell’amore in ufficio. Oggi le risorse umane sono considerate strategiche, dunque vanno tutelate in ufficio e fuori. Per salvaguardare la meritocrazia. Che potrebbe essere compromessa dalle molestie o relazioni corrisposte”. Con un’accortezza però: “Non bisogna ledere privacy e libertà dei lavoratori” puntualizza Fatali.
La sociologa della famiglia Chiara Saraceno storce il naso. Secondo lei “le aziende non vedono mai di buon occhio le coppie, sia nel caso di relazioni stabili sia nel caso di passeggeri flirt”. E ciò accade perché “i dirigenti hanno paura della collusione. Temono cioè che due innamorati si coprano l’un l’altro, che la lealtà di coppia possa andare contro la lealtà di gruppo”.
Eccolo allora il punto: a spaventare le multinazionali sarebbe il vecchio “tengo famiglia”, il motto longanesiano che viene dritto dritto dal “familismo amorale” teorizzato dal sociologo Edward C. Banfield, ovvero la vituperata prassi di curare i vantaggi del proprio nucleo a scapito di tutti gli altri. E se prima il compito era affidato agli avidi maschietti, adesso che le donne non sono più angeli del focolare il timore del morbo si diffonde in ufficio. A macchia d’olio. Perché tra pratiche da sbrigare a quattro mani, montagne di riso condivise in mensa e una carezza galeotta al momento del caffè, il posto di lavoro funziona meglio di un sito di “dating”. Per provarlo, basterebbe chiamare a rapporto ascensori e scale antincendio, se solo potessero parlare. Al posto loro riferiscono le statistiche. Un sondaggio dell’associazione Donne e qualità della vita indica che un flirt al lavoro, in Italia, lo scorso anno è successo al 53 per cento degli uomini e al 47 per cento delle donne. C’è da crederci.
Perché quando le giornate lavorative superano le 12 ore, la vita sociale si assottiglia e la fabbrica e l’ufficio restano gli ultimi posti dove un uomo e una donna si possono innamorare. Ci toglieranno anche questo? “Non so se il documento Richemont farà scuola anche da noi” risponde il sociologo Domenico De Masi “ma senz’altro è figlio dell’ansia di controllo che tutte le aziende hanno verso i dipendenti. Ed è l’ennesimo effetto della globalizzazione” continua. “Ormai sullo stesso mercato operano produttori come la Cina, con gravi problemi di sfruttamento, e paesi occidentali con decenni di conquiste sindacali alle spalle: mentre i primi migliorano le loro condizioni per via della nostra influenza, noi peggioriamo le nostre per effetto della loro”.
Lavoratori amatevi, allora, finché siete in tempo. La Cina è vicina, la Svizzera molto di più.
- Lunedì 9 Agosto 2010
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Il 20 Agosto 2010 alle 14:41 Se Cupido colpisce sul posto di lavoro | Rubric ha scritto:
[...] e direttori del personale delle maggiori aziende nazionali e internazionali. Intervistato da Panorama lo scorso 9 Agosto, Fatali [...]
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