
Irlandesi (Credits: LaPresse)
L’Irlanda sta vivendo un periodo particolarmente difficile: in tempi di crisi, per salvare i principali istituti di credito nazionali si è indebitata talmente tanto da costringere Fitch, Moody’s e Standard’s & Poor’s a tagliare per ben tre volte il rating nazionale. Il valore AAA conquistato con fatica da Dublino nel 2001, è stato sostituito da un più modesto AA+ il 31 marzo scorso, che si è poi trasformato in AA e, questa settimana, le agenzie di rating hanno ulteriormente declassato l’Irlanda a un AA-, il valore più basso dal 1995.
Le agenzie di rating hanno giustificato le proprie scelte sottolineando la forte preoccupazione per il debito contratto (Moody’s) e per il peso che la recessione continuerà ad esercitare sulle finanze pubbliche (Fitch e Standard and Poor’s). Del resto, proprio gli interventi con cui Dublino ha cercato di salvare le banche potrebbero portare il debito pubblico irlandese a sforare il 100% del Pil nel 2010, quando nel 2008 il livello era pari al 41% e nel 2009 al 64%. E la situazione non potrà migliorare velocemente visto che il governo dovrà sborsare altri 10 miliardi di Euro per completare un salvataggio che è già costato 80 miliardi di Euro.
Anche il tasso di disoccupazione continua a crescere, e non va dimenticato che l’Irlanda è stato il primo paese dell’Eurozona ad entrare ufficialmente in recessione nel secondo trimestre del 2008. Soprattutto a fronte della crisi del mercato immobiliare e del peso delle esportazioni sul totale del Pil, visto che i principali partner commerciali di Dublino sono Londra e Washington, due paesi che negli ultimi mesi hanno drasticamente ridotto le importazioni dall’estero.
Attenzione però: un rating molto basso comporta difficoltà maggiori per un governo che ha bisogno di prendere in prestito denaro per finanziare il deficit dello Stato. E anche gli investitori avranno sempre meno fiducia nelle capacità di Dublino di ripagare i debiti accumulati. Per evitare di alimentare questa spirale negativa, l’Irlanda, oggi, può soltanto adottare un piano di austerità che le permetta di consolidare un trend positivo nel processo di stabilizzazione delle finanze pubbliche.
- Giovedì 26 Agosto 2010
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Commenti
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Il 29 Dicembre 2010 alle 0:36 Circolo Luce Del Sud » Economia 2010: bilancio di un anno pericoloso ha scritto:
[...] come l’anno dell’AUSTERITA’, non quello che ha preparato l’uscita dall’euro. Anche se l’austerità ha portato SCIOPERI, violenze, difficoltà, malumori e malcontento in una buona fetta [...]
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