La “normale” scalata dei libici a Unicredit

Il logo di Unicredit in un'immagine d'archivio (Ansa)

Il logo di Unicredit in un'immagine d'archivio (Ansa)

“Una normale dinamica di un mercato dei capitali”. Così il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha commentato l’avanzata in Unicredit dei soci libici, che ha tenuto banco in questi giorni sulla stampa, soprattutto dopo l’arrivo lo scorso weekend del leader Muammar Gheddafi in Italia, per la sua seconda visita ufficiale.

“Con società quotate, nel rispetto delle regole, chiunque può entrare nel capitale e svolgere il ruolo di azionista”, ha aggiunto. Ma così normale la scalata libica a Unicredit alla stampa italiana proprio non è sembrata. E forse ancora non bastano le parole di Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Banco di Sicilia, tra i soci di Unicredit, (”Penso che quella dei libici sia una tempesta in un bicchier d’acqua”) per spegnere le polemiche, soprattutto quelle sollevate dalla Lega per mantenere l’italianità dell’istituto di credito.

Prima sull’organo del partito, La Padania, poi con interventi di alcuni parlamentari, e infine con Flavio Tosi, sindaco di Verona, che esprime diversi consiglieri in  Cariverona, tra i principali azionisti dell’istituto guidato da Alessandro Profumo, che ha chiesto controlli sulla regolarità dell’operazione dei libici. All’inizio di agosto, infatti, la Libyan Investments Autorithy (Lia), il braccio finanziario di Gheddafi che gestisce i ricchi proventi del petrolio, ha annunciato di aver portato la propria partecipazione in Unicredit sopra la soglia del 2 per cento.

Così l’intera compagine libica, che comprende anche la Banca Centrale Libica e la Libyan Arab Foreign Bank (titolari del 4,98 per cento), saliva tutto d’un tratto al 7 per cento. Un affronto per i leghisti, visto che Cariverona (al 4,98 per cento) viene dopo Mediobanca (poco sopra il 5 per cento) e il fondo Aabar di Abu Dhabi (4,99 per cento).

La Consob ha acceso, come è prassi, un faro sulla scalata. In particolare, avrebbe chiesto alla Central Bank of Libya e alla Libyan Investment Authority di dichiarare la natura dei loro rapporti. Intanto, il comitato strategico di Unicredit, come anticipato da il Sole 24 ore, esaminerà  probabilmente a metà della prossima settimana la nuova struttura azionaria che si è creata dopo l’ingresso del fondo sovrano della Libia. Anche perché i libici, forti del 7 per cento, potrebbero avanzare richieste per altri posti in consiglio. E in questo caso un rimpasto, con un fronte Mediorientale al 12 per cento compreso il fondo Abu Dhabi, sarebbe inevitabile.

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Il 8 Settembre 2010 alle 12:41 Se 11 pagine sulla crisi di governo vi sembran troppe - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] nel Cilento, forse per mano della Camorra; la lotta dello Stato alla criminalità organizzata; la scalata dei libici a Unicredit, che sta trattando coi sindacati un corposo piano di licenziamenti; i [...]

Il 20 Settembre 2010 alle 19:37 La giornata in pillole: appartamento di Montecarlo, carte incomplete alla Procura - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Consob aveva confermato l’aumento della quota di Lia al 2,594 per cento, che fa aumentare le azioni in mano ai libici oltre il 7 per [...]

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Giampiero Cantoni
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