

di Ilaria Molinari
Negli ambienti finanziari c’è già chi ne parla ironicamente come del «miracolo di San Lamberto». A ricevere la grazia sarebbe stato Carlo De Benedetti, editore del gruppo L’Espresso-Repubblica alla guida di un impero che spazia dalla carta stampata all’energia e alla sanità. A «concederla», invece, sarebbe stata la Consob allora guidata, appunto, da Lamberto Cardia.
La Commissione, che controlla il corretto comportamento delle società quotate in borsa e dei loro rappresentanti, ha aspettato ben quattro anni prima di avviare un’indagine per insider trading sulle azioni della Cdb Web Tech, la società fondata dall’Ingegnere nel 2000. L’illecito, ha stabilito la Consob, sarebbe stato commesso da sette persone tra il luglio e l’agosto del 2005. Non da De Benedetti.
Lo stesso Ingegnere ha però fatto affari sul titolo. Negli stessi giorni, infatti, vendeva oltre 1 milione di azioni incassando più di 4 milioni di euro. La Consob, sul suo comportamento, non ha però avuto niente da dire.
La prima lettera che comunicava l’avvio della procedura per i sette «furbetti del listino», invece, è stata inviata solo il 14 luglio 2009. Un tempo biblico. L’iter per verificare il reato di insider trading, infatti, viene avviato in media nell’arco di 60 giorni dalla segnalazione del presunto abuso e deve concludersi entro altri 360 giorni dalla comunicazione alle persone interessate. «Questo tipo di indagini di solito vengono aperte e chiuse in circa 18 mesi e un ritardo del genere rappresenta sicuramente un’anomalia» dice a Panorama Fabrizio Tedeschi, consulente finanziario ed ex dirigente della Consob.
A guidare la Commissione, dal 2003 e fino al 30 giugno scorso (quando è stato nominato presidente delle Ferrovie dello Stato), c’era Lamberto Cardia, che con De Benedetti ha condiviso un rinvio a giudizio per peculato e abuso d’ufficio nel 1997 nell’ambito di un’inchiesta su alcuni appalti per la fornitura di apparecchiature della Olivetti alle Poste (l’Ingegnere in quanto ex presidente Olivetti e Cardia come ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio). La vicenda si concluse con un niente di fatto: per il giudice dell’udienza preliminare alcuni episodi contestati erano prescritti mentre altri non costituivano reato.
Tra i due non ci sono state grandi relazioni negli anni a venire. Cardia, nel frattempo, di lavoro ne ha avuto. E ha anche dovuto scansare alcune polemiche. Per esempio suo figlio Marco, avvocato, è stato consulente per diverse società, anche quotate: dalla Popolare di Lodi guidata da Gianpiero Fiorani (da cui ha incassato parcelle per 220 mila euro) fino alla Premafin della famiglia Ligresti. Per fugare i dubbi sulla sua correttezza, l’ex presidente della Consob si è astenuto dal partecipare ai lavori della Commissione quando c’erano in ballo aziende che si servivano della consulenza del figlio.
I FATTI. Sono i primi giorni del mese di luglio del 2005 quando sul titolo Cdb Web Tech iniziano a registrarsi strani movimenti. Dal 7 al 28 le quotazioni schizzano al rialzo del 65 per cento. C’è qualcuno che sta comprando a man bassa.
Di sicuro, ha stabilito la Commissione, parte della famiglia acquisita da Carlo De Benedetti dopo il suo matrimonio con Silvia Cornacchia, in arte Monti, oltre a un assicuratore, un costruttore e un venditore di automobili.
C’è la figlia di primo letto di lei, Una Donà delle Rose, 33 anni, che ha guadagnato 77 mila euro e ora deve restituirne poco più di 155 mila, oltre a vedersi confiscati beni per 342 mila euro. E c’è suo marito, Alessio Nati. È lui il «chiacchierone» individuato dalla Consob, l’uomo che spifferava le informazioni privilegiate in quanto relationship manager della Banca Intermobiliare di investimenti e gestioni (Bim), la banca d’affari di proprietà della famiglia Segre da sempre socia in affari dell’Ingegnere. Ora Nati dovrà pagare una multa di 120 mila euro.
Alla coppia si aggiungono la sorella di Silvia Monti, Renata Cornacchia, e il consorte vicentino Augusto Girardini, 73 anni, titolare di un’azienda che costruisce strade e infrastrutture. E poi ci sono i tre clienti di Nati: Davide Colaneri, proprietario di una concessionaria di automobili con la sua società immobiliare CaBim, l’assicuratore Daniele Dolci e il costruttore Alberto Gianni. Tutti e sette dovranno restituire chi 53 mila euro, chi 69, chi 320 mila. Con l’aggravante di confische di beni anche nell’ordine di 370 mila euro (è il caso di Girardini).
IL GIOCO. Lo schema era semplice: Nati forniva informazioni privilegiate e riservate agli altri sei, che correvano a comprare le azioni. In particolare a partire dalla metà di luglio (il 13 si era tenuta una riunione in borsa tra i manager della Cdb Web Tech e i consulenti della Mediobanca), quando avrebbero saputo che la società stava per creare un fondo salvaimprese in cui De Benedetti avrebbe avuto come soci importanti imprenditori tra cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da sempre suo avversario in politica e negli affari.
Hanno poi aspettato che l’operazione fosse comunicata al mercato il 28 luglio. E subito dopo hanno iniziato a vendere. Intascando guadagni tra 34 e 102 mila euro, prima che dalle colonne di Repubblica si scatenasse una campagna sulla presunta scarsa moralità di un accordo De Benedetti-Berlusconi. Una questione che spinse l’Ingegnere a rifiutare il contributo del premier, come scrisse lui stesso il 6 agosto sul quotidiano. Il mercato reagì male. E il titolo precipitò. Ma ormai il gruppo dei «furbetti » aveva già messo in tasca il bottino. Credendo di averla fatta franca.
L’INDAGINE. Sul mercato, nell’estate del 2005, c’erano furbetti più furbi di loro (quelli del «quartierino» come Fiorani, Coppola, Ricucci) che stavano impegnando la Consob a indagare sull’insider trading «primario » dove chi aveva le informazioni privilegiate speculava anche in prima persona sul mercato. Con risvolti penali.
I fatti che riguardano la Cdb Web Tech, invece, rientrano in quello che viene definito insider trading «secondario», dove chi compra e vende i titoli non è la stessa persona che per prima ha le notizie sensibili. Un reato che ha risvolti amministrativi, anche se non è escluso che la Procura di Milano decida di approfondire la vicenda aprendo un fascicolo. Così le indagini sulla società di De Benedetti sono passate in secondo piano. E si sono concluse solo un mese fa.
Nel frattempo del fondo non si è vista traccia. E nel 2006 De Benedetti ha deciso di vendere la Cdb Web Tech alla De Agostini tenendo per sé solo una parte del business finito in Management&Capitali (M&C), una nuova società quotata condivisa con il finanziere Giovanni Tamburi e la famiglia Segre. La M&C oggi è sotto il faro della Consob dopo che la scorsa estate è stata oggetto di una scalata a tre fra Tamburi, i Segre, l’imprenditore Giampiero Samorì e il tentativo subito rientrato di Nati (ancora lui). Le indagini su eventuali comportamenti anomali degli azionisti sono ancora in corso. E questa volta i tempi dovrebbero essere rispettati.
- Lunedì 6 Settembre 2010
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Commenti
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Il 7 Settembre 2010 alle 15:32 indigesto ha scritto:
Se i controllori, come quasi sempre, sono gli stessi controllati, o comunque “affini”, che le cose procedano nel modo giusto è affatto credibile. Ma così funziona, almeno da noi.
Il 8 Settembre 2010 alle 14:37 nhico ha scritto:
La Consob sembra giocare a tressette con il morto, mentre De Benedetti macella il parco buoi. Cosa che del resto ama fare con una certa frequenza. Ma è il silenzio della magistratura a preoccupare ancora di più. Anzi è inquietante. Che fine ha fatto l’obbligatorietà dell’azione penale?
Il 13 Settembre 2010 alle 12:39 foxgrin ha scritto:
Sono decenni che questo individuo stà pelando gli italiani certo per accaparrarsi certe cifre non può farlo da solo.
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