

di Sergio Luciani
«Giulio Tremonti premier? È certamente possibile: in determinate condizioni è lui il vero rivale di Silvio Berlusconi. Anzi, ha il disegno personale di riuscirci, essendo il vero capo della Lega, tanto che il suo compleanno non lo festeggia in famiglia né con gli amici del suo partito ma solo con Umberto Bossi, Roberto Calderoli e qualche altro leghista». Ma un’ipotesi del genere non piacerebbe per nulla a Paolo Cirino Pomicino, in arte giornalistica Geronimo, politico andreottiano di lungo corso, europarlamentare fino al 2006, poi deputato Dc-Nuovo Psi fino al 2008, membro del Comitato per il controllo strategico della pubblica amministrazione su nomina del ministro Gianfranco Rotondi e, nella Prima repubblica, per due volte ministro del Bilancio e della programmazione economica, soprannominato «’O ministro», per la sua spiccata napoletanità: «Tremonti è persona colta e per certi aspetti simpatica ma è troppo ambizioso». E va giù piatto, con l’obiettivo di spiegare perché secondo lui, nonostante la stima internazionale che lo circonda, Tremonti non stia giovando all’economia italiana.
Pomicino, davvero lei immagina un Tremonti presidente del Consiglio?
Se Berlusconi dovesse essere indotto ad andarsene, credo che senz’altro Tremonti, avendo l’appoggio convinto della Lega, finirebbe con l’essere il punto di riferimento naturale dei partiti di maggioranza, e di qualcuno d’opposizione, anche se a mio giudizio, e non per opinione ma per numeri, ha fatto una politica economica platealmente insufficiente.
Ma come? Se in Europa tutti lo portano in palmo di mano…
Gli italiani all’estero, se parlano un inglese fluente e per sette anni rappresentano uno dei paesi cardine del G7, rapporti buoni ne costruiscono sempre. Ma non giustificati dai risultati.
Non è elegante chiederle da quale pulpito viene la predica, ma certo il governo sta ancora chiudendo i buchi fatti nella Prima repubblica. O no?
Mi chiede le credenziali? Eccole: il governo Andreotti-Carli-Formica-Pomicino nel 1991 raggiunse il pareggio del bilancio primario, quello al netto degli interessi, e nel 1992 avviò il primo avanzo primario. Il debito nel ’91 era al 98 per cento del pil, oggi siamo al 118. Il resto è leggenda metropolitana.
Ma se tutti in Europa riconoscono oggi all’Italia di essere uscita dalla crisi meglio degli altri…
Il presidente della Commissione di Bruxelles, José Manuel Barroso, ha detto che è stato il sistema bancario italiano che ha retto meglio degli altri e, aggiungo io, nonostante Tremonti, che ha ridotto la massa spendibile delle famiglie
e ha tassato le banche nel giugno 2008, mentre stava per esplodere la crisi globale.
E la lotta all’evasione? Non le pare che sia migliorata?
Sì, gli ultimissimi provvedimenti per contrastare l’evasione stanno dando alcuni frutti positivi. Del resto Tremonti è un bravo tecnico tributario. Considero positiva anche la riforma della Cassa depositi e prestiti. Ma per il resto, il saldo è tutto negativo.
Solo un tecnico tributario? I più lo considerano ormai un leader politico.
E lui vuole essere considerato un politico, però l’unica volta che si è candidato, nel 1987, nonostante avesse l’appoggio di Bettino Craxi, non riuscì a essere eletto. È stato eletto solo in seguito, con i collegi uninominali blindati. Certo, ripeto che è un uomo molto intelligente, ma nel suo caso tanta intelligenza è un’aggravante, perché gli permette di far bene anche il male.
Cosa la rende così critico con l’operato di Tremonti?
Ogni ministro deve fare un saldo della sua attività dopo un certo numero di anni. Giulio Tremonti negli ultimi 10 anni ha retto quel ministero per più di 7, con responsabilità piena e incontrastata. E il Paese è andato in declino. Lo dimostrano i numeri della Banca d’Italia. Nell’ultimo decennio l’incremento di produttività dell’ora lavorata è stato del 3 per cento, mentre nei paesi dell’Eurozona del 14. Il pil è cresciuto del 15 per cento contro una media dell’Eurozona del 25. La spesa primaria ha registrato un incremento medio annuale del 4,6 per cento. L’indice di occupazione si è fermato al 57 per cento, mentre nel 1992 era al 61. Aggiungo che gli italiani fra 55 e 64 anni che lavorano sono il 36 per cento, mentre la media nell’Eurozona è il 46 e in Germania si sale addirittura al 56 per cento.
Ma è stato risanato il sistema pensionistico.
Ancora oggi abbiamo chi va in pensione a 59 anni con 36 anni di contributi. Al Nord abbiamo il 64 per cento di pensioni d’anzianità, al Centro e al Sud il 17 per cento… E per ovvie ragioni: al Nord si va in pensione e si continuano a fare altri lavori. Questo spiega perché, per esempio, nell’ultima manovra economica il nostro ministro, invece di elevare da subito l’età pensionabile per anzianità a 63 o 64 anni, ha tartassato i dipendenti pubblici, risparmiando la metà di quello che avrebbe risparmiato elevando da subito di tre-quattro anni l’accesso alle pensioni d’anzianità… L’accesso precoce alla pensione d’anzianità è l’interesse del Nord e Tremonti mai avrebbe dato un dispiacere alla Lega. Inoltre, la manovra sui dipendenti pubblici è recessiva, tanto che la stessa Banca d’Italia, valutando l’intera manovra, ha stimato un effetto di riduzione del pil pari allo 0,5 per cento.
Insisto: il sistema pensionistico è finalmente in sicurezza…
Forse, ma intanto si spreme il pubblico impiego. Tremonti spieghi, piuttosto, perché da 10 anni l’Italia è la Cenerentola d’Europa per tasso di crescita a confronto con Gran Bretagna, Francia e Germania. Questo comporta due conseguenze: che il numero degli occupati non aumenta più da anni, anche da prima della crisi; e che con una crescita economica così bassa diventa sempre più difficile risanare i conti pubblici.
Non crede sia un merito avere tenuto sotto controllo il bilancio pubblico?
E meno male! Cos’altro avrebbe potuto accadere? Siamo stati il primo paese a entrare in recessione nel 2008, mentre l’Eurozona cresceva dello 0,7 per cento, e nel 2009 abbiamo avuto un calo del pil del 5,3 per cento e un aumento netto di deficit e debito pubblico. Inoltre, mentre il nostro deficit è abbinato all’immobilismo della politica economica, e quindi genera solo debito pubblico, il deficit di paesi come Francia o Germania è figlio di interventi a sostegno della ripresa. E infatti, quando la ripresa è iniziata, la nostra cattiva qualità del deficit, tutto derivante dalle spese correnti, ci ha lasciato al palo. Nel primo semestre siamo fermi a un magrissimo +0,6 per cento, largamente al di sotto di Francia, Germania e Gran Bretagna.
Non era necessario risanare il bilancio prima di riprendere a investire?
Sarebbe stato necessario un nuovo equilibrio tra la riduzione dei costi privi di effetto recessivo e la riattivazione degli investimenti in alcuni settori, senza ridurre la massa di spesa delle famiglie. Invece s’è deciso di fare il contrario: aumentare la spesa corrente, ridurre la spesa capitale, ridurre la massa spendibile delle famiglie. La maximanovra del giugno del 2008 aveva un impianto duramente recessivo e l’Italia è stata l’unico paese a entrare subito in recessione perdendo l’1,2 per cento del pil. Nel 2009 la spesa pubblica primaria, che avrebbe dovuto essere blindata, è aumentata del 4,2 per cento a fronte di un +4,5 dell’anno precedente.
Non le va bene niente?
Ho già detto alcune cose positive: la lotta all’evasione e la riforma della Cassa. Ma per il resto… Deficit 2010 di poco al di sotto del 5 per cento e differenziale di crescita di quasi un punto percentuale.
Neanche Vincenzo Visco sarebbe altrettanto severo.
Al contrario, io ho grande simpatia per il dispettoso Tremonti, al quale però consiglio di predisporsi maggiormente all’ascolto di quanti hanno idee diverse da lui. La politica economica non si fa con i dispetti, parlando ieri contro gli economisti e l’altroieri definendo i meridionali dei cialtroni. Un leader politico vero è quello che convince, non quello che ordina, ammutolendo tutti con lo spauracchio del flop dei collocamenti dei titoli pubblici, mentre è noto che la grande liquidità che circola sui mercati internazionali va comunque sui titoli di stato, e nessun collocamento ha mai avuto problemi. Gli sprovveduti si terrorizzano e Tremonti ha gioco facile per una politica autoreferenziale. D’altro canto anche Bankitalia la pensa diversamente.
Non riconosce a Tremonti neanche il merito, indiscutibile, di avere previsto la crisi?
Facile riuscirci: basta scrivere tutto e il suo contrario. Ha fatto una grande guerra alla Cina, con i suoi libri, salvo poi al G20 dell’Aquila indicarla come il paese centrale per rilancio dell’economia mondiale, senza ipotizzare né dazi né altri contrappesi, di cui avrebbe dovuto iniziare a discutere cinque anni prima. Nel 2001-2002 Tremonti sollecitò gli italiani a fare mutui sulle loro case per consumare di più, oggi riduce la massa spendibile delle famiglie. Ieri ha sostenuto la finanza creativa e oggi è sotto il macigno di 65 miliardi di debiti degli enti locali, gran parte dei quali sono in derivati finanziari. Da privatizzatore spinto degli anni Novanta è diventato colbertiano nel 2005, e potremmo continuare. Un ministro dell’Economia deve avere convinzioni più stabili.
Dovesse, comunque, dargli un consiglio?
Superare il complesso del primo della classe. Pensi che alcuni mesi fa chiamò Rotondi per dirgli che il governo non
poteva retribuirmi per la carica di presidente del Comitato per il controllo strategico della pubblica amministrazione dal momento che critico la politica economica del governo stesso. E Rotondi, fulmineo, gli ha detto: hai ragione, non è possibile retribuirlo, infatti Pomicino lo fa gratuitamente.
- Martedì 7 Settembre 2010
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Commenti
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Il 14 Settembre 2010 alle 12:00 degrel0 ha scritto:
la mia impressione è che cirino pomicino sia il solito rosicone rimasto fuori dalla politica attiva.
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