Riforma delle pensioni: un altro guaio per Sarkò

Nicolas Sarkozy

Nicolas Sarkozy

Dall’inchiesta Betancourt, che ha portato stamane la guardia di finanza francese a entrare nella sede del partito gollista in cerca di documentazione, fino alla crisi economica, Nicolas Sarkozy sta toccando il punto più basso della sua presidenza. Un ruolo non trascurabile, nell’affossare la popolarità del presidente francese, protagonismo di Carla Bruni  a parte, lo hanno svolto anche gli scioperi contro la riforma delle pensioni che hanno scosso la Francia. Ebbene: nonostante la prevedibile divergenza sule cifre relative alla partecipazione alla manifestazione  (due milioni e mezzo di persone secondo i sindacati, 800mila per la polizia), si tratta è trattato dello sciopero più grande organizzato in Francia negli ultimi tre anni, vale a dire da quando si è insediato il nuovo Presidente.

Nicolas Sarkozy è stato eletto nel 2007 da una Francia che sperava in un uomo forte, capace di approvare un buon pacchetto di riforme in grado di rilanciare il Paese. Oggi, a tre anni di distanza, la popolarità del Presidente è crollata (gli ultimi sondaggi parlano di un misero 34%), perché nonostante alcune riforme siano state effettivamente implementate, la Francia non ha gradito l’intenzione di aumentare, anche se solo di due anni -da 60 a 62-, la soglia dell’età pensionabile.

Va riconosciuto che la crisi economica ha imposto al governo di concentrarsi sulla sopravvivenza del Paese piuttosto che sulle riforme, condizione che ha costretto il Presidente a fare qualche passo indietro, senza dimenticare che la Francia non registra un surplus di bilancio dal 1974, e il debito pubblico ha raggiunto l’80% del Pil. Ma Sarkozy si dice determinato a chiudere la questione delle pensioni prima della fine del suo mandato, nel 2012.

Quello delle pensioni è sempre stato un tema scivoloso in Francia. Nel 1995 la presidenza di Jacques Chirac fu costretta dalle proteste popolari a ridimensionare il suo ambizioso pacchetto di riforme. Ma l’ambizione di Sarkozy è proprio quella di riuscire laddove gli altri hanno fallito.

Purtroppo, però, il Presidente non si rende conto che l’equilibrio economico-sociale della Francia di oggi è molto delicato. I francesi sono spaventati dal presente e dal futuro, e la frenesia di riforme che contraddistingue il Presidente aumenta le loro preoccupazioni. Inoltre, leggono con sospetto le dichiarazioni di Moody’s e Standard & Poor’s, secondo cui la riforma delle pensioni è necessaria per mantenere per la Francia un rating a tripla A. Infine, non si rendono conto che se Sarkozy sarà costretto a ritrattare non solo perderà buona parte della sua credibilità, ma il paese stesso farà ancora più fatica ad uscire dalla crisi riducendo il debito pubblico e sostenendo la crescita.

Ecco perché al Presidente non rimane che una strada da percorrere: non rinunciare alla riforma delle pensioni e, allo stesso tempo, trovare un accordo con i sindacati. In maniera da scongiurare una seconda manifestazione di massa capace di minare ulteriormente la sua stessa credibilità. In Francia e all’estero.

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Giampiero Cantoni
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