
Valuta giapponese (Credits: LaPresse)
La terza potenza economica mondiale è in crisi. Il Giappone sta attraversando un periodo difficilissimo da cui non tutti sono convinti che riuscirà a riprendersi. O meglio, anche se lo spettro della bancarotta resta lontano, è probabile che il peso economico del Sol Levante uscirà da questa crisi significativamente ridimensionato. A meno che il Governo non mostri di essere in grado di sfruttarla a proprio vantaggio.
Oggi, per la prima volta dal 2004, la banca centrale di Tokyo è stata costretta a intervenire per frenare la corsa della valuta nazionale, il cui apprezzamento ha significativamente peggiorato gli equilibri della bilancia commerciale di un Paese la cui economia dipende principalmente dall esportazioni.
La decisione del ministro delle Finanze Yoshikiro Noda di comprare dollari e vendere yen a circa 83 su dollaro ha avuto un effetto immediato sulla Borsa di Tokyo, dove i titoli delle società esportatrici hanno subito un lieve rialzo. Ma l’euforia è durata poco, e molti operatori temono che in tempi rapidissimi lo yen potrebbe ricominciare ad apprezzarsi.
La situazione economico-finanziaria del Giappone è talmente preoccupante che la scorsa settimana, per la prima volta nella storia del paese, Incubator Bank è stata costretta a dichiarare la bancarotta e a chiedere all’Agenzia nazionale per i servizi finanziari di beneficiare della normativa sulla tutela dei depositi, sospendendo quindi le operazioni per tutelare i depositanti.
Tuttavia, lo yen forte, pur compromettendo le esportazioni nipponiche, potrebbe spingere i tycoon del Sol Levante a comprare all’estero. Del resto, già nel 1989 un Giappone in crisi aveva acquistato la Columbia Pictures (Sony) e il Rockfeller Centre (Mitsubishi), e fino ad oggi gli imprenditori orientali hanno già speso 27 miliardi di dollari in proprietà straniere, molto di più di quanto sia stato speso nel 2009. Certo, si tratta di acquisti meno prestigiosi, ma non per questo meno importanti: il gigante della telefonia NTT ha acquistato un provider del Sudafrica, Dimention Data; Seven & I Holdings, già proprietario della catena 7-Eleven, ha fatto un’offerta per rilevare la rivale americana Casey’s General Stores; e Rakuten, azienda leader del commercio virtuale, ha acquistato la statunitense Buy.com e l’europea PriceMinister.
La Banca Centrale ha fatto bene a comprare dollari per tenere sotto controllo le oscillazioni della valuta nazionale. Ma lo yen forte potrebbe anche trasformarsi nello strumento in grado di aiutare il Giappone ad uscire da un lungo decennio di stagnazione economica. Se Tokyo continuerà a favorire l’acquisizione di aziende straniere, il Sol Levante si ritroverà presto ad avere una presenza economica solida in molti altri paesi, condizione che renderà il Giappone sempre più competitivo sul mercato internazionale e, di conseguenza, limiterà gli effetti negativi dell’apprezzamento dello yen sulle esportazioni. Soltanto se, contemporaneamente, Tokyo sarà in grado di spingere il paese a investire di più nel terziario e in produzioni ad altissimo valore aggiunto, portando a termine l’ennesima rivoluzione industriale in Oriente.
- Mercoledì 15 Settembre 2010
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Commenti
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Il 15 Settembre 2010 alle 18:34 indigesto ha scritto:
La crisi economica e finanziaria dei paesi occidentali non poteva non coinvolgere il Giappone, gregario importantissimo di questa economia e da essa in qualche modo indipendente per il non far parte di aggregazioni schizofreniche come l’UE, che ha salvato da noi le politiche dissennate (e gli illeciti arricchimenti) ma ha piegato le industrie e la sopravvivenza dei lavoratori. Le prime, giusto grazie alle possibili delocalizzazioni nei paesi del vicino, medio e lontano Oriente, sono riuscite, almeno le grandi, a sopravvivere, mentre la piccola e media industria boccheggia e con essa la forza lavoro. E’ evidente che, visto per aree, il Giappone ha qualche gatta da pelare in più, ma se rallenta la fase di “occidentalizzazione” (speculazioni finanziarie e corruzione) troverà sicuramente nelle sue risorse di laboriosità e intelligenza, la forza per resistere, se non altro tenersi alla pari, ai colossi che gli son prossimi.
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