Ikea sbarca in India

Ikea (Credits: LaPresse)

Ikea (Credits: LaPresse)

L’India non è come la Cina, e le catene di negozi come Ikea fanno fatica ad entrare sul mercato alle loro condizioni. Nuova Delhi, infatti, tradizionalmente preoccupata che gli investimenti di compagnie straniere, indipendentemente dal fatto che siano cinesi, arabe o svedesi, possano creare problemi alle industrie nazionali, impone agli imprenditori che vogliono sbarcare in India di creare joint ventures con partner locali, limitando al 51% il tetto di partecipazione. Troppo poco per gli svedesi, che preferiscono invece mantenere un ampio controllo sulle proprie attività.

Tuttavia, soprattutto in tempi di crisi, un mercato che continua a crescere al 9% fa gola a tanti. Senza dimenticare che l’India rappresenta oggi per gruppi come Ikea una piazza ideale non solo per la presenza in crescita di espatriati ‘residenti a tempo determinato’, che spesso scelgono soluzioni economiche ma funzionali per l’arredamento delle loro abitazioni temporanee. Ma, soprattutto, per le potenzialità di una classe media emergente che, come è successo in Cina qualche anno fa, potrebbe presto cominciare ad associare i prodotti Ikea al sogno occidentale di progresso, futuro, lusso e modernità.

Ecco perché, per accellerare i tempi burocratici e per rassicurare New Delhi, il Ceo di Ikea Mikael Ohlsson ha incontrato Anand Sharma, il ministro del Commercio indiano, e ha chiesto personalmente di permettere che venga fatta un’eccezione per il gruppo svedese in merito all’obbligatorietà della joint venture. In cambio, Ikea ha promesso di ampliare la propria rete di fornitori indiani (al momento sono 80) e di garantire decine di migliaia di posti di lavoro a impiegati locali da assumere sia nei punti vendita sia negli uffici che si occupano dell’approvvigionamento dei grandi magazzini. Ma la decisione più importante è stata quella di stanziare 125 miliondi di euro per contribuire nei prossimi cinque anni alle iniziative di sviluppo economico e sociale in cui sono impegnate l’agenzia delle Nazioni Unite UNDP, Unicef e Save the Children. In ambito sociale, Ikea è attiva soprattutto nella lotta al lavoro minorile, visto che già nel 2007, quando iniziò a collaborare con fornitori indiani, non fu più in grado di garantire ai suoi clienti che i rifornimenti provenienti dal Subcontinente fossero conformi alla linea di produzione etica imposta dal gruppo svedese. Basteranno l’impegno e le promesse di Ikea a convincere i burocrati di New Delhi a modificare i regolamenti sugli investimenti diretti esteri?

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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