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Scorcio indiano (Credits: Marco Cerbo)
L’India è sul punto di perdere la sua grande opportunità di farsi conocere (e riconoscere) come grande potenza. E non soltanto perché i giochi del Commonwealth che dovrebbero iniziare domenica hanno mostrato a tutto il mondo che Nuova Delhi ha qualche difficoltà a organizzare una competizione internazionale di così alto livello. Ma, soprattutto, perché quelli che da tempo vengono evidenziati come i suoi ‘punti di forza’ non la aiutano a decollare come vorrebbe (e potrebbe).
Anzitutto va considerato il vantaggio ‘demografico’: l’India è un paese giovane, e una nazione destinata a diventare una grande potenza ha bisogno di forza lavoro fresca e ben istruita. L’Economist ha calcolato che la proporzione di indiani che hanno meno di 15 e più di 64 anni è passata dal 69% del 1995 al 56% di oggi, e la forza lavoro dovrebbe aumentare, entro il 2020, di 136 milioni di unità, mentre in Cina crescerà di 23 milioni di unità, più o meno lo stesso numero di lavoratori che l’Europa è destinata a perdere per l’invecchiamento della sua popolazione.
Ma per sfruttare il potenziale di una nazione giovane e in crescita New Delhi ha bisogno che sia istruita. E, purtroppo, le decine di migliaia di scuole pubbliche e private che continuano ad aprirsi nel Subcontinente non bastano per innalzare il tasso di scolarizzazione del Paese.
Infine, non bisogna dimenticare l’assenza di infrastrutture, strutture sanitarie, la difficoltà ad attirare investimenti diretti esteri nonostante le riforme economiche approvate negli ultimi vent’anni.
Fortunatamente, però, l’India continua ad avere qualche carta da giocare. Il motore del Paese sono imprenditori nazionali del calibro di Mittal, Tata e Ambani. Che guardano alle opportunità commerciali offerte dall’estero ma anche alle possibilità di crescita interne. Oggi il mercato indiano assorbe quasi esclusivamente prodotti molto economici e a basso valore aggiunto, ma le sue potenzialità sono enormi. Per poterle esprimere, il tasso di crescita deve rimanere altissimo. E anche da questo punto di vista le prospettive sono buone visto che la crescita del Pil dovrebbe mantenersi sull’8,5%, per poi raggiungere in poco tempo valori a due cifre.
La XIX edizione dei giochi del Commonwealth potrà andare più o meno bene, ma l’India non ha ancora perso il treno dello sviluppo. Il problema è che, indipendentemente dalle strategie che il governo deciderà di adottare, non è detto che i risultati potranno essere visibili nel breve o nel medio periodo.
- Giovedì 30 Settembre 2010
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Commenti
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Il 22 Maggio 2012 alle 17:47 Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] economico e sociale. E dire che il Subcontinente ha sempre sottolineato il suo significativo “vantaggio demografico” rispetto agli altri paesi dell’Asia, Cina inclusa, come una garanzia per continuare a [...]
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