L’Europa e la crisi: testimonianze di vita quotidiana

Grecia: proteste contro le misure di austerity governative (Credits: LaPresse)

Grecia: proteste contro le misure di austerity governative (Credits: LaPresse)

Come vivono gli europei in recessione? Se lo è chiesto il New York Times, che ha scelto di intervistare una decina di studenti, negozianti, imprenditori e pensionati per capire come è cambiata la loro vita dal 2008 ad oggi.

Anastassios Haros, da Atene, ha raccontato di non essersi mai sentito arrabbiato o titubante fino all’inizio del 2009. Da quel momento, vale a dire da quando la Grecia si è trasformata nell’epicentro di una crisi che ha progressivamente contagiato anche il resto del Vecchio Continente, tutto è cambiato. La famiglia Haros è stata costretta a tagliare qualunque spesa più o meno superflua, nel terrore che il piano di austerità approvato dal governo possa durare più del previsto, e continua ad attribuire ogni responsabilità alla classe politica, alle banche e agli speculatori, che per perseguire i propri interessi hanno rovinato il futuro di decine di migliaia di persone comuni. Per non parlare della situazione dei giovani, una generazione che con enormi difficoltà riuscirà, forse, a raggiungere le sicurezze economiche e di impiego dei genitori.

Anche fuori dalla Grecia la situazione non cambia: una giovane PR francese (29 anni), pur condividendo la scelta dell’Europa di salvare Atene, ammette di essersi resa conto di quanto la crisi abbia cambiato drasticamente il suo futuro. Si ritiene una privilegiata, perché a differenza di tanti amici e colleghi non è stata ancora costretta a cambiare impiego, ma è consapevole che la sua generazione sarà costretta a lavorare molto di più e senza tutele ne’ certezze.

Più duro il commento di due signore inglesi, oggi in pensione, che lamentano di essere molto arrabbiate perché il loro Paese ‘non ha nulla a che fare con la crisi’, e loro stesse si ritrovano a rischiare ulteriori tagli su una pensione con cui già si fa fatica a sopravvivere. Sempre a Londra, un negoziante (48 anni) spiega che la situazione continua a peggiorare, e se non si arresterà questa spirale le conseguenze per le generazioni future saranno terribili.

Più positivo il punto di vista di un imprenditore spagnolo di 36 anni: per lui la crisi ha portato nuove opportunità. ‘Ho lasciato Deutsche Bank per dedicarmi ad una nuova attività: vendere gli appartamenti rilevati dalle banche. E in questo periodo il lavoro va benissimo perché è possibile assumere venditori di ottimo livello ad uno stipendio molto basso’. Ma, sempre a Madrid, uno studente di 21 anni racconta che per i giovani laureati trovare lavoro è impossibile.

L’Europa sta attraversando un periodo molto difficile, e il quadro che emerge da queste brevi interviste è desolante. Sono pochissime le persone a cui la crisi ha aperto nuove opportunità. La maggior parte dei (giovani) europei sembra essere rimasta senza futuro.

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