«È da qualche mese che me ne sono davvero convinto: questa Alitalia può funzionare bene. Le dico di più: dal 2011 in poi, quando entreremo nella fase del doporistrutturazione, potrà diventare una compagnia non buona, ma eccellente». Alla fine vola, la fenice. Vola nonostante tanti scettici si affollassero intorno al suo nido. E sembra volare bene, almeno stando ai numeri forniti a getto continuo da Rocco Sabelli, molisano di 56 anni, già all’Eni, alla Tim e alla Piaggio e ora amministratore delegato della società nata un anno e mezzo fa dalle ceneri del doloroso passaggio dal pubblico al privato.
L’Alitalia di Sabelli si prepara a chiudere il 2010 con un aumento dei ricavi superiore al 10 per cento, con oltre 23 milioni di clienti (+5 per cento), con perdite più che dimezzate e con cassa e linee di credito per oltre 400 milioni. «Il quarto trimestre è sempre un’incognita» mette le mani avanti Sabelli «ma il terzo è andato benissimo e alla fine penso che il 2010 si concluderà con risultati superiori ai nostri obiettivi, grazie anche alla ripresa del mercato business, e con una crescita superiore a quella dei nostri concorrenti. Certo la vecchia Alitalia era più grande, ma insostenibile: la previsione del 2008 di Alitalia con AirOne indicava perdite tra 1,1 e 1,2 miliardi e quelle stesse compagnie nel 2009 avrebbero perso ancora di più. L’Alitalia avrebbe già bruciato tutto il capitale per essere di nuovo pronta a un altro ribaltone e all’ennesimo piano industriale. Noi, invece, il prossimo anno arriveremo al pareggio operativo. E già iniziamo a pagare le tasse, 25 milioni di Irap».
Quali altri obiettivi vi date per il 2011?
Avere oltre 25 milioni di clienti con 3-3,5 miliardi di fatturato, una dimensione che ci collocherebbe al quarto-quinto posto tra le compagnie europee.
Al di là dei risultati economici, il «prodotto» Alitalia funziona, piace di più?
Le persone che volano con noi ci dicono di sì. E i dati lo confermano. Oggi l’Alitalia ha un tasso di cancellazione dei voli di appena lo 0,5 per cento, il che significa che su 700 collegamenti al giorno non più di tre vengono cancellati. La puntualità è arrivata all’82 per cento dei voli e sul Milano-Roma è al 90 per cento. Nella classifica europea della puntualità nei primi 6 mesi, siamo al secondo posto fra le grandi compagnie. E dalle indagini che dal maggio dello scorso anno conduciamo presso i nostri clienti i soddisfatti sono passati dal 72 all’80 per cento, grazie alla puntualità, alla gestione dei bagagli e al servizio di bordo.
E aquila selvaggia?
Fra i piloti l’assenteismo è tra i più bassi d’Europa, al 4 per cento, e la produttività tra le più alte, come peraltro fra gli assistenti di volo. E con i sindacati si ragiona: abbiamo firmato 36 accordi in due anni.
L’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti dice che voi aprite delle «rottine» per ragioni politiche…
Potrei rispondere a simili guapperie dicendo che le Ferrovie dovrebbero risolvere i problemi dei pendolari prima di preoccuparsi di chi vola. In realtà stiamo facendo un lavoro importante che risolve i problemi di mobilità degli italiani presidiando il mercato domestico con collegamenti Nord-Sud tra Verona, Torino, Malpensa e Linate e alcune città del Mezzogiorno e delle isole. Collegamenti diretti senza scalo a Roma.
A proposito di Roma: quanto incide la rotta Linate-Fiumicino, quella attaccata dal treno, sul vostro fatturato?
Per il 5 per cento, meno di quanto si pensi.
Nel 2011 completerete la ristrutturazione: che cosa sarà, dopo, l’Alitalia?
Già ora pensiamo allo sviluppo che prevede il potenziamento nel mercato italiano e la crescita su quello internazionale: il prossimo anno aumenteremo del 10 per cento la nostra offerta e inaugureremo nuove destinazioni europee e intercontinentali. In particolare, l’AirOne passerà da 5 a 8 aerei e da Malpensa coprirà nove nuove rotte internazionali,verso l’Europa dell’Est e il Nord Africa. Mentre l’Alitalia potenzierà le frequenze verso il Giappone, coprendo gli spazi lasciati liberi dalla Jal, e da giugno aprirà una nuova destinazione in Brasile, a Rio de Janeiro. Guardiamo anche alla Cina: è probabile che inaugureremo una rotta per Pechino o Shanghai nel 2011, con un anno di anticipo rispetto ai piani.
Rinnoverete anche la flotta?
Dopo avere acquistato 18 nuovi aerei tra il 2009 e il 2010, il prossimo anno ne dovremmo introdurre un’altra decina, di cui tre o quattro a lungo raggio. Con 30 nuovi aerei in un triennio, saremo la compagnia europea con il piano di rinnovo più impegnativo. E alla fine la nostra flotta avrà un’età media inferiore ai 9 anni, la più giovane d’Europa, low cost escluse.
Ecco, le low cost: continueranno a essere un concorrente agguerrito?
Andrebbe ricordato che le compagnie low cost prendono sussidi dagli aeroporti, non hanno il contratto di lavoro italiano, non pagano le tasse in Italia… ma non mi interessa. Io so che offrono un prodotto a un prezzo competitivo. E io cerco di competere sul prezzo perché ho una struttura di costi che me lo permette, a metà strada fra le compagnie tradizionali e quelle low cost. Per questo abbiamo offerte da 20 euro con AirOne e da 39 euro con Alitalia. Non a caso stiamo aumentando le nostre quote di mercato. E poi penso che in futuro le low cost diventeranno meno aggressive perché gli aeroporti non ce la fanno più a finanziarle o non vogliono dipendere da una sola compagnia.
La Iberia si unisce alla British Airways, la United si fonde con la Continental, il settore va verso un progressivo consolidamento. Perché l’Alitalia ce la dovrebbe fare da sola?
Nel nostro piano industriale è prevista un’Alitalia «stand-alone» con 30 milioni di passeggeri e una serie di rotte sostenibili, tenute aperte cioè solo se rendono. Un modello che funziona, anche perché l’integrazione industriale con Air France, Klm e in futuro con Delta è molto avanzata e ci permette di condividere i profitti sulle rotte comuni. Quest’anno la joint venture con i nostri alleati ci ha fatto guadagnare 140 milioni e con Delta saliremo a 200 milioni. Il tema dell’assetto proprietario a questo punto è del tutto secondario.
Avete 14 mila dipendenti, 1.400 in più rispetto a quanto previsto dall’accordo sindacale del 2008. Significa che dovrete eliminare 1.400 posti di lavoro?
No. Continueremo a cedere alcune attività di terra negli aeroporti minori e altre attività marginali, ma lo faremo di concerto con i sindacati, come peraltro già avvenuto. Per il resto, la compagnia non ha un problema di esuberi.
Nonostante i dubbi di tanti, l’Alitalia sembra essere rinata: non si sente una specie di Marchionne alato?
Ma no, abbiamo costruito una compagnia con dimensioni coerenti con le sue reali possibilità, niente di più. L’importante è stato avere avuto la volontà di far rinascere l’Alitalia, seppur in modo doloroso: ma era necessario. Ora siamo un’azienda nuova e un importante cambiamento simbolico sarà rappresentato dall’abbandono, alla fine di quest’anno, della vecchia sede della Magliana e il trasferimento di tutti gli uffici a Fiumicino. Sarà davvero la fine di un’era.
- Venerdì 8 Ottobre 2010

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