«C’è stata una discussione estremamente responsabile e una unanime condivisione delle opportunità e dalle difficoltà che derivano dalla finanza pubblica di un grande paese in una fase critica. Abbiamo fatto, ha aggiunto, tutto quello che si fa in tutti i paesi europei».
Giulio Tremonti, nel corso della conferenza stampa durante la quale ha presentato stamane la Finanziaria approvata dopo una riunione blitz al Consiglio dei Ministri, ha scelto di usare un linguaggio tranquilizzante per presentare la Legge di Stabilità e il ddl per il triennio 2011-2013, sulla quale il governo ha scelto stamane di porre la fiducia.
Un linguaggio volutamente asettico per rassicurare i ministri preoccupati (su tutti, il titolare dell’Agricoltura Galan) dall’ipotesi di ulteriori tagli ai dicasteri dopo le piccole e grandi tensioni dei mesi scorsi. La cifra complessiva, circa 1.000 milioni per l’anno 2011, 3.000 milioni per il 2012 e 9.500 milioni nel 2013, non cambia rispetto alla manovra approvata a luglio, vengono solo rimodulate le spese - ha detto Tremonti - all’interno della pubblica amministrazione. Al di là del linguaggio, però, Tremonti ha annunciato anche l’avvio di una grande riforma fiscale che riesca a riportare ordine nella babele dei 142 regimi fiscali speciali. Bisognerà vedere, ha detto il ministro, se «le eccezioni che sono diventate la regola», hanno ancora senso. È «un obiettivo molto ambizioso, vogliamo ridisegnare il sistema fiscale pensato per gli anni ‘70» e non più al passo con i tempi, ha aggiunto il ministro. Infine una promessa: dopo la finanziaria dei tagli e della stabilità, è l’ora di usare tutte le leve finanziarie e fiscali per lanciare la fase due, quella dello sviluppo.
Il governo è già al lavoro sul piano per lo sviluppo che presenterà all’Unione Europea e che riguarderà cinque punti: nucleare, pubblica amministrazione, sud, welfare, fisco. Il piano, ha aggiunto Tremonti, «deve essere coerente col piano di stabilità e approvabile in sede europea. Siamo impegnati su questo, e sarà il giudizio dell’Ecofin che dirà se il piano di sviluppo è adatto alle prospettive di un Paese come il nostro».
- Giovedì 14 Ottobre 2010

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