
Moduli per la compilazione del modello Unico (ANSA / FRANCO SILVI )
L’obiettivo, annunciato la scorsa settimana dal ministro Tremonti dopo l’approvazione della Finanziaria, è ambizioso: ridisegnare il sistema fiscale pensato per gli anni ‘70. Il sogno, addirittura, sarebbe quello di semplificare a tal punto le procedure tanto da arrivare a dichiarazioni precompilate da inviare via e-mail. Ma tornando coi piedi per terra, la prospettiva di una semplificazione del regime fiscale e, soprattutto, di una riduzione delle tasse, reclamata a gran voce da tutte le parti sociali (Confindustria in prima fila), dovrà prima di tutto fare i conti con le compatibilità di bilancio dello Stato, che sono appunto ad oggi ridotte al minimo.
Il governo oggi - sarà presente anche il premier Silvio Berlusconi per dare una veste ufficiale all’appuntamento - avrà il non facile compito di convincere le parti sociali dell’efficacia dell’operazione illustrando le linee generali della riforma fiscale ed avviare così il cantiere che si costruirà sui tavoli tecnici nelle prossime settimane.
Ma sul destino dell’operazione pesa il nodo delle risorse. Già nella Legge di Stabilità, che conferma l’impostazione della manovra approvata questa estate, i tagli ai ministeri e agli enti locali hanno provocato non pochi malumori. A questo si aggiunge la presenza di un giudice assai severo che limita di fatto le azioni del governo: Bruxelles.
La legge delega che conterrà la riforma fiscale e che sarà portata in Parlamento entro un mese (almeno secondo le previsioni dell’esecutivo), dovrà essere infatti ”Eurostat compatibile“, come dicono i collaboratori di Tremonti, ossia sarà inserita nel National Reform Plan che il nostro Paese presenterà all’Ecofin per ricevere poi l’ok.
Così se l’obiettivo - che appare lontano - rimane l’abbassamento della pressione fiscale, il punto di partenza sarà la semplificazione di quella babele formata da 241 detrazioni ed esenzioni tuttora vigenti. Il quoziente familiare, invece, pur restando tra gli obiettivi del governo, potrebbe essere attuato con “soluzioni intermedie”, considerando il suo peso sui conti pubblici, tra i 10 e i 12 miliardi di euro, che lo rendono in questo momento di difficile attuazione.
Certo, per fornire ulteriore ossigeno all’operazione si potrebbero utilizzare risorse aggiuntive dalla lotta all’evasione, se non utilizzate - come è successo nella manovra biennale - per ridurre il deficit. Ma la Corte dei conti ieri, lanciando un allarme sulla corruzione e sulla dissipazione delle risorse pubbliche, ha espresso più di un dubbio. “Credo che al momento attuale non ci siano i margini per un taglio della pressione fiscale”, ha tagliato corto il neopresidente Luigi Giampaolino.
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- Mercoledì 20 Ottobre 2010
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Commenti
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Il 21 Ottobre 2010 alle 19:09 pv21 ha scritto:
Il Debito pubblico in 2 anni è cresciuto di oltre 200 mld e sta sfiorando i 1850 mld. Tremonti enuncia il suo “patto dell’arrotino”: sono i numeri a dettare la politica ed i numeri dicono che non c’è più un soldo per nessuno. La Gelmini candidamente confessa che qualche Ateneo universitario potrebbe chiudere. Intanto una TAGLIOLA TRIBUTARIA corrode il potere d’acquisto delle famiglie …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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