Come salvare il buon nome delle aziende

Impiegati al lavoro in un ufficio (Ansa)

Impiegati al lavoro in un ufficio (Ansa)

Avere un buon nome oltre alla reputazione fa bene anche al portafoglio delle imprese. Soprattutto dopo gli scandali di questi ultimi anni, dalla crisi finanziaria negli Usa al default di molti comuni italiani che si sono retti per anni su prodotti derivati che ne hanno ingigantito il debito.

E la fama non conta solo in finanza. Lo sversamento di tonnellate di petrolio in mare dopo lo scoppio di una piattaforma nel Golfo del Messico e i fanghi tossici che si sono riversati nel Danubio in Ungheria poche settimane fa pongono gli stessi problemi sul versante industriale. Perché si tratta di incidenti e scandali che spesso hanno origine in “un illecito commesso dalle imprese”, spiega a Panorama.it Elisabetta Casarin, ricercatirce dell’Irsa (Istituto per la ricerca e lo sviluppo delle assicurazioni), che ha curato un testoTeoria e Prassi della Compliance nelle Assicurazioni (Guerini e associati) in collaborazione con il MIB.

In questi anni, infatti, la parola d’ordine da tenere in mente è una: compliance (che in inglese significa appunto “adesione”). Indica una sorta di “controllore interno” all’azienda, la cui funzione è quella di “assicurare la conformità dell’organizzazione e dell’agire aziendale alle normative sia esterne, come leggi internazionali, europee, nazionali e territoriali nonché regolamenti e provvedimenti emanati dalle Autorità di vigilanza di settore, sia interne, come statuti o codici etici”, spiega Casarin.

La funzione di compliance, a volte esplicata da un vero e proprio staff eterogeneo con figure di formazione giuridica, informatica e contabile, è stata resa obbligatoria nel nostro paese per due settori: quello bancario dal 2007 e l’assicurativo dal 2009, entrambi per la complessità dei prodotti trattati. Per i settori industriali non è obbligatoria, anche “se esistono imprese farmaceutiche e alimentari che l’hanno introdotta di spontanea volontà”, aggiunge Casarin.

Perché spesso avere un controllore interno che faccia rispettare le regole nei processi produttivi e nella fase contrattuale produce risultati economici positivi. “Non è detto che faccia aumentare i costi dei prodotti. Anzi, l’effetto è quello di aumentare l’efficienza di un’impresa oltre a far evitare alle aziende di incorrere in pesanti sanzioni”, assicura la ricercatrice Irsa.

Senza contare che la “reputazione di un’impresa è strettamente connessa con la fiducia che hanno in lei i suoi vari interlocutori, come fornitori, dipendenti, clienti attuali o potenziali e Autorità di vigilanza”. E una buona fama, come avviene in società, può essere un ottimo lascia passare per muoversi in un mercato sempre più complesso e globale. Almeno si spera.

Commenti

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Il 29 Ottobre 2010 alle 18:09 pv21 ha scritto:

Da manuale > Il Governo insediato (aprile 2008) affronta subito con Bertolaso l’emergenza rifiuti scoppiata a Napoli. Il 26.3.2009 Berlusconi inaugura il termovalorizzatore di Acerra. E’ la soluzione “concreta” di tanti problemi. Al 31.12.2009 si Decreta la fine dell’emergenza rifiuti in Campania. Dopo ingenti interventi il 28.2.2010 sono completati i collaudi del termovalorizzatore. Oggi Berlusconi promette che la 3^ linea entrerà in funzione entro fine anno.
In mezzo ai rifiuti è facile perdere il senso ed il valore di PAROLA e MERITO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html

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richard-branson
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