Alluvione in Veneto: i danni e le proteste

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Un'immagine dell'alluvione nel vicentino (ANSA/VIGILI DEL FUOCO)

A lanciare il sasso ci ha pensato il presidente degli industriali vicentini, Luciano Vescovi, lunedì ai microfoni di Radio24: “Se il sostegno alle imprese e ai cittadini vicentini non ci sarà da parte dello Stato, noi non pagheremo le tasse”.

Per la verità l’accusa a Roma di trascurare il ricco e produttivo Nord Est, colpito da calamità naturale, a vantaggio di quei territori del Sud, affossati non dalla natura, ma dall’inefficienza della cattiva amministrazione (rifiuti a Napoli ieri, scavi di Pompei oggi), l’aveva rivolta un giorno prima il sindaco leghista di Treviso, Giampaolo Gobbo, che aveva chiesto più soldi altrimenti “ci terremo per due anni le tasse”.

Ma le stesse parole pronunciate dagli imprenditori fanno un altro effetto. E se ne comprendono anche le ragioni: solo nel comparto agricolo, c’è il rischio che salti la vendemmia, mentre oliveti, frutteti e campi seminati a frumento sono stati devastati da acqua e fango. Inoltre,  bisogna seppellire tra i 200 ai 300 mila capi di bestiame, tra pollame, bovini e suini.

Imprenditori, artigiani e piccoli industriali, come quelli raccontati oggi sul Corriere, che hanno già subito i danni di un’alluvione, nel ‘92, e che allora non hanno visto un soldo, temono che la storia si ripeta anche questa volta: da Roma arriverà poco o nulla. Intanto, come riporta il Sole 24 ore, sono in tanti a disdire in questi giorni migliaia di commesse, tra le difficoltà di far capire a clienti tedeschi e dell’Europa dell’Est che la produzione è sospesa.

E mentre il presidente Napolitano, il premier Berlusconi e il ministro Bossi (che oggi hanno promesso aiuti, oltre a quelli da Bruxelles) visitano le zone colpite dall’alluvione nel triangolo tra Verona, Vicenza e Padova, il governatore Luca Zaia, nominato Commissario dell’alluvione, lancia una proposta destinata a far parlare, al di là della riforma federalista in corso di approvazione a Roma: trattenere una percentuale sulle tasse dovute allo Stato per coprire i danni del maltempo abbattutosi sulla regione.

“Avremo l’acconto Irpef da versare, a questo punto fermiamolo qui. Quanto ci serve? Penso di non essermi sbagliato molto sul miliardo di euro di danni: allora negoziamo con lo Stato questo miliardo di euro, o quello che sarà, e facciamo in modo che i veneti lo versino direttamente alle casse del Commissario dell’alluvione che lo darà ai sindaci”, spiega Zaia ad Antennatre. Perché in Veneto di fronte alle emergenze, le proteste contro lo Stato centrale durano poco: si preferisce mettere subito mano al portafoglio. Quello proprio.

LE INIZIATIVE PER AIUTARE LE POPOLAZIONI ALLUVIONATE

Quella su Libero qui

Quella del Corriere della sera e La7 qui

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