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Seul, G20 (AP Photo/ Lee Jin-man)
I grandi della terra si ritroverranno domani a Seul per un summit del G20 molto importante, in cui tenteranno di ridefinire le regole del sistema monetario internazionale e favorire una crescita equa e sostenibile.
I paesi occidentali faranno di tutto per convincere la Repubblica popolare a rivalutare lo yuan per tutelare le proprie esportazioni a fronte di quelle cinesi che diventano ogni giorno più competitive. Ancora, i grandi del mondo cercheranno di trovare un modo per far tornare sotto controllo quel tasso di disoccupazione che impedisce a tanti di uscire dalla recessione.
Si tratta di due obiettivi ambiziosi, ma, purtroppo, è difficile essere ottimisti sul fatto che nei due giorni di negoziati coreani possano essere definite strategie concrete. Soprattutto perché Pechino, come ha già dimostrato nelle ultime settimane, non ha nessuna intenzione di accettare di rivalutare “troppo” velocemente la propria valuta. Anzi, la Repubblica popolare continuerà a sostenere la posizione secondo cui gli squilibri valutari attuali dipendono esclusivamente da scelte inadeguate di politica monetaria portate avanti negli anni dagli Stati Uniti, “che ora pretendono che il resto del mondo risolva i loro problemi interni”.
L’Occidente potrebbe riuscire a convincere la Cina ad assumere una posizione più malleabile solo se dimostrerà di essere in grado di “infliggerle una punizione” per la mancata collaborazione. Una strada, questa, che sicuramente le multinazionali di tutto il mondo non appoggeranno visto che sono responsabili del 55% delle esportazioni cinesi.
E’ difficile prevedere anche la posizione dell’Europa sulla rivalutazione dello yuan: pur avendola sostenuta, non è detto che Bruxelles voglia assumere un atteggiamento intransigente su questo tema visto che l’apprezzamento della moneta cinese potrebbe togliere liquidità ai mercati dell’Unione mettendo in difficoltà un euro già debole.
Ecco perché, preoccupato per le conseguenze di una guerra valutaria, il Financial Times ha proposto a Cina e Stati Uniti di approfittare del G20 per concordare insieme delle riforme strutturali per i rispettivi sistemi economici che possano rilanciare la crescita in maniera sostenibile ed efficace. In questo modo, e a fronte di un impegno ad aprire maggiormente il proprio mercato alle esportazioni cinesi, Washington potrebbe anche convincere Pechino a prendere in considerazione una grduale, seppure lentissima, rivalutazione dello yuan.
- Mercoledì 10 Novembre 2010
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