Ricchi da stanare. Evasione fiscale e le nuove armi dello Stato


Evasione fiscale. Ricchi da stanare

Se guardiamo i dati ufficiali, l’Italia non sembra un paese di ricchi. Su un totale di oltre 41 milioni 800 mila contribuenti, sono meno di 400 mila quelli che dichiarano un reddito (lordo, mica netto) di oltre 100 mila euro
l’anno: appena lo 0,95 per cento. E oltretutto sono in stragrande maggioranza lavoratori dipendenti (233.325) e pensionati (105.729), solo un’infima minoranza quelli che fanno i professionisti, gli imprenditori, i commercianti o gli artigiani.

È evidente che questa sia una foto falsata, frutto dell’enorme evasione fiscale che pesa sull’Italia (circa 100 miliardi di euro di imposte non versate all’anno, secondo le stime Istat). Ma ora lo Stato ha gli strumenti per avviare sul serio una lotta efficace contro gli evasori. Tra questi, lo scambio di informazioni e una più stretta collaborazione tra i vari enti pubblici, e il nuovo redditometro.

Spiega Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps: «Fino a qualche tempo fa l’unica lotta all’evasione era quella fiscale. Oggi si parla anche di evasione contributiva. E il recupero da qualche mese viene condiviso dall’Inps e dall’Agenzia delle entrate. Noi nel 2009 abbiamo recuperato crediti per 4,6 miliardi, il 66 per cento in più sul 2008. E quest’anno stiamo lavorando per arrivare a 6 miliardi, quota che potrebbe anche essere superata visto l’andamento in corso».

Parallelamente il fisco si sta attrezzando per calcolare in maniera aggiornata il rapporto fra denuncia del contribuente e suo tenore di vita. Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, punta in questo senso sul nuovo redditometro (che sarà operativo dal 2011) in cui «saranno inseriti nuovi indici di capacità di spesa, come il leasing per l’auto o per la barca, l’iscrizione a circoli esclusivi, gli acquisti di opere d’arte costose all’asta, i viaggi di lusso».

Dati ufficiali sull’economia sommersa non ce ne sono per definizione. Ma da qualche parte la ricchezza emerge. Secondo l’Agenzia del territorio (l’ex catasto), le case ufficialmente di lusso, classificate A1, sono 60.434 e le ville, classificate A8, sono 41.996: quindi in tutto poco più di 100 mila abitazioni darebbero l’indicazione della ricchezza. Ma anche in questo caso il dato ufficiale è lontano da quello reale: anzi, andrebbe moltiplicato per dieci.

Spiega Mario Breglia, presidente del centro studi Scenari immobiliari: «A livello nazionale si può stimare che, come minimo, ci sia 1 milione di case che valgono più di 1 milione di euro, di cui almeno 300 mila a Roma e 80 mila a Milano». Soprattutto, il dato emblematico è che nel 2010, mentre la crisi economica continua a colpire milioni di italiani, sono aumentate le compravendite di case che valgono oltre 1 milione di euro. Secondo Scenari immobiliari si arriva a 22 mila transazioni milionarie nel 2010 (contro 18.500 l’anno scorso) di cui 1.900 circa a Roma e circa 1.500 a Milano.

Per quanto riguarda le barche, quelle di lunghezza superiore ai 10 metri iscritte nei registri italiani sono 98.358 (di cui 98.136 imbarcazioni tra i 10 e i 24 metri e 222 navi da diporto oltre i 24 metri), secondo i dati dell’Osservatorio nautico nazionale. Mentre i natanti (sotto i 10 metri di lunghezza) «con valore di acquisto superiore a 25 mila euro sono circa 30 mila unità» sostiene l’Ucina, la Confindustria della nautica. Sta di fatto però che il costo annuo di mantenimento di una barca è pari a circa il 10 per cento del valore d’acquisto.

E anche guardando il costo del leasing, spesso i conti non tornano. In alcuni casi, gli accertamenti sintetici del fisco portano a risultati clamorosi. Per esempio, un lavoratore dipendente romano (che evidentemente ha qualche secondo-terzo lavoro) a fronte di un reddito annuo dichiarato di 16.300 euro ha un’uscita di 35 mila euro per il leasing di un natante e un’altra di 18 mila euro per le rate del mutuo; inoltre, ha speso 5.500 euro per l’acquisto di una minicar e ha investito 78 mila euro per un’opera d’arte, più altre spese minori che portano il suo reddito sinteticamente accertabile a 149.150 euro.

Osserva Befera: «C’è gente che dichiara un reddito inferiore a quello che paga di leasing. Oppure dichiara meno di 20 mila euro l’anno e ne paga 6 mila per un circolo privato. Se c’è discrepanza superiore al 20 per cento tra la dichiarazione dei redditi e quello che emerge dal redditometro, il fisco farà un accertamento. E il redditometro sarà anche differenziato a livello territoriale».

Un altro caso scovato dall’Agenzia delle entrate è quello di un professionista residente in provincia di Mantova che ha dichiarato un reddito di 18.800 euro, però ha acquistato un’auto da 65 mila, paga 12 mila euro all’anno di canone d’affitto e 7.500 di premio per l’assicurazione sulla vita, l’iscrizione a un circolo privato gli costa 6 mila euro all’anno e quella a un centro benessere altri 6.500, inoltre ha effettuato movimenti di capitale per 50 mila euro. Considerando anche altre spese minori (assicurazione auto, utenze elettriche e gas) il suo reddito sinteticamente accertabile dal fisco è di 152.100 euro. Dovrà pagare la differenza.

Uno dei parametri più evidenti della vera ricchezza è dato dall’automobile che si possiede. Nei primi dieci mesi di quest’anno sono state vendute in Italia oltre 260 mila vetture con un costo da 50 mila euro in su, in particolare 215 mila auto del segmento D (modelli più diffusi l’Audi A4 e la Bmw Serie 3), quasi 40 mila nel segmento E (auto come la Mercedes classe E, la Bmw serie 5 e così via) e 5.226 auto nel segmento F (Porsche, Ferrari, Maserati e simili). In generale, rispetto all’anno scorso per le case automobilistiche c’è una contrazione delle vendite, ma nei tre segmenti più costosi la contrazione è assai minore.

«Il mercato è in difficoltà per gli acquisti da parte dei privati, mentre sta recuperando sul fronte delle flotte aziendali, che l’anno scorso avevano già subito pesantemente la crisi» precisa Gian Primo Quagliano, presidente del centro studi Promotor. E addirittura ci sono modelli per superricchi, come la Ferrari California, che hanno raddoppiato le vendite: da 170 esemplari dell’anno scorso a 347 nei primi dieci mesi del 2010. Ma ora le pattuglie della Guardia di finanza stanno iniziando a fermare tutte le auto di lusso: sarà interessante vedere le dichiarazioni dei redditi di chi le guida.

Commenti

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Il 23 Novembre 2010 alle 19:59 pv21 ha scritto:

Dobbiamo solo sperare che certi “fondi” della finanziaria 2011 saranno effettivamente coperti da recupero dell’evasione fiscale. Di sicuro c’è solo quella TAGLIOLA TRIBUTARIA che corrode il potere d’acquisto di dipendenti e pensionati …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html

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richard-branson
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