Il numero che preoccupa la classe dirigente del nostro Paese è quello del record del premio di rendimento che i Btp decennali italiani pagano rispetto ai titoli di Stato tedeschi e che martedì ha toccato i 210 punti base, segnando un altro massimo storico dall’introduzione dell’euro. Un dato definito preoccupante dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta, anche se il premier Berlusconi ha citato l’esempio della Spagna - tra i paesi in lizza per il prossimo default dopo l’Irlanda - come termine di paragone per rassicurare il mercato e la politica sul balzo dello spread dei titoli di Stato italiani: “Noi siamo a 210 punti, in Spagna, invece, arrivano a 400 e passa”.
Il paese di Zapatero, dopo il Portogallo, è il quarto nella lista dei paesi a rischio crac. Poi viene l’Italia, con il debito pubblico più pesante in Europa, ma uscito dai “Pigs” e che a differenza dei paesi della Penisola iberica ha un punto di forza: il 60 per cento del debito pubblico è in mano agli italiani (40 per cento alle banche, il 20 per cento ai privati), mentre ciò non accade per Lisbona e Madrid. Inoltre, come ha spiegato più volte Tremonti, l’Italia ha un debito privato basso e un sistema bancario che è uscito illeso dalla crisi finanziaria degli scorsi anni.
Ma nonostante i fondamentali - eccetto il debito pubblico - siano tutto sommato rassicuranti, la stampa internazionale è tornata all’attacco del nostro Paese. Prima la tedesca Frankfurter Allgemein Zeitung, poi il Wall Street Journal di Rupert Murdoch e in ultimo il britannico Financial Times, secondo cui ”le speculazioni dei mercati e le incertezze politiche sul futuro della coalizione al governo di Silvio Berlusconi stanno aumentando i timori di contagio”.
Secondo il quotidiano della City, inoltre, il destino del nostro Paese è legato a doppio filo con quello di Madrid: “Se la Spagna, come la Grecia e l’Irlanda, dovesse richiedere un salvataggio d’emergenza, la quota del conto che l’Italia si troverebbe a pagare metterebbe le finanze italiane sotto pressione”. E così “l’Italia, anche se senza colpe, si troverebbe essa stessa a rischio”.
E senza il paracadute di Bruxelles, visto che la proposta di alcuni economisti di affidare all’eurozona le passività degli stati membri sopra il tetto risulta, ad oggi, difficilmente raggiungibile, mancando una maggiore coesione politica della Ue; a non tutti i paesi, infatti, soprattutto a quelli virtuosi come la Germania, potrebbe convenire.
Non solo. Il Wsj ha espresso alcune preoccupazioni nei giorni scorsi sulla tenuta del nostro paese a causa della bassa crescita economica, mentre secondo la Faz l’Europa dovrebbe mettere addirittura in conto una possibile crisi dell’Italia dovuta a una paralisi politica nel 2011. Gli avversari di Berlusconi (leggi Fini, Casini e l’opposizioni di centrosinistra), infatti, per evitare una sua nuova vittoria, scrive il quotidiano moderato di Francoforte, “vorrebbero tornare a un sistema proporzionale, in una parola alla palude degli anni ‘80″.
E in questo scenario, se dovesse cambiare la maggioranza, potrebbero ripartire la prossima primavera, con una manova di correzione dei conti, gli assalti alla diligenza, sventati più volte dal ministro Tremonti, che ha tenuto ben stretti in questi mesi i cordoni della borsa.
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- Giovedì 2 Dicembre 2010

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IL PIANO MONTI
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Commenti
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Il 3 Dicembre 2010 alle 18:14 occhiopidocchio ha scritto:
Sono un giornalista italiano emigrato a Madrid. In Spagna si respira aria da ultima spiaggia; licenziamenti e debiti sono argomento di discussione tra un pincho de tortilla e un chocolate con churros. Nonostante tutto, non abbandono la nave che affonda; per lo meno il comandante sta provando a salvarla. Voi state saltando giu?
http://www.occhiopidocchio.inf.....e-affonda/
Saludos a todos
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