Sotto accusa Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri

Bangladesh (Credits: AP Photo/Pavel Rahman)

Bangladesh (Credits: AP Photo/Pavel Rahman)

Muhammad Yunus ha ottenuto nel 2006 un Nobel per la pace per aver dato dignità e speranza a milioni di poveri in tutto il mondo. E’ stata la sua Grameen Bank a istituzionalizzare per la prima volta i piccoli prestiti che hanno consentito di creare sviluppo economico e sociale dal basso.

Nato nel 1940 a Chittagong, il più importante centro economico del Bangladesh, “il banchiere dei poveri”, dopo aver conseguito grazie alla borsa di studio Fulbright un dottorato a Nashville, nel Tennessee, è tornato nel suo paese proprio per fondare, nel 1983, l’istituto di credito che, dal suo punto di vista, avrebbe eliminato la povertà dal Bangladesh e dal resto del mondo.

Oggi, dopo aver accumulato successi in ogni angolo del pianeta, l’economista benglese ha ricevuto un’accusa senza precedenti: aver sottratto alla Grameen Bank 45 milioni di euro di fondi donati dalla Norvegia senza autorizzazione, per trasferirli ad un’azienda non coinvolta in alcuna attività di microcredito (la notizia, tra l’altro, non fa che gettare ulteriori ombre sul microcredito, già vittima di una crisi di credibilità, specialmente in India).

Qualche giorno fa la televisione norvegese ha mandato in onda un documentario realizzato dal giornalista danese Tom Heinemann intitolato “Intrappolato nel microcredito”, il risultato di anni di ricerche che hanno convinto il reporter che ne 1996 Yunus avrebbe “donato” in segreto 45 milioni di euro a Grameen Kalyan, una società di sua proprietà che si occupa di servizi per la salute.

Interrogato dall’Ambasciata di Oslo, il Nobel si giustificò spiegando che il trasferimento era stato necessario per motivi fiscali. Una spegazione che il goveno norvegese continua a ritenere inaccettabile in quanto i fondi offerti dal paese non avrebbero mai dovuto essere utilizzati per un motivo diverso da quanto specificato nelle carte con cui è stata definito l’ammontare della donazione.

La troupe che ha seguito il giornalista danese nella sua inchiesta ha anche dichiarato di essersi recata nei villaggi del Bangladesh e di avervi trovato solo “persone povere che dal microcredito non hanno guadagnato nulla, se non altri debiti”. E’ certamente vero che il Bangladesh continui ad essere oggi uno dei paesi più poveri del mondo, ma è contemporaneamente molto difficile giudicare gli effetti del microcredito con un passaggio di pochi giorni nel paese. E pur rimanendo sospetto il fatto che Yunus si sia sempre rifiutato di essere intervistato da Tom Heinemann, resta da vedere se ora si troverà ad affrontare un processo per frode e se potrà essere provata la sua effettiva colpevolezza.

Commenti

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Il 3 Dicembre 2010 alle 17:59 indigesto ha scritto:

Credo difficile che in ogni angolo del mondo si possa trovare un “banchiere buono”; lo ritengo un ossimoro. Chi si dà o è coinvolto in quest’attività se facesse della bontà la sua bandiera fallirebbe in men che non si dica. Già l’esperimento del microcredito non senbra aver avuto risultanti confortanti. Magari sarà stato voluto per promuovere la propria attività, se non la propria immagine, di cui qualcosa, però, già scricchiola.

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richard-branson
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