La proposta Tremonti - Junker: Eurobond salvacrisi, ma la Germania dice no

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti (FOTO ALBENSI/INFOPHOTO)

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti (FOTO ALBENSI/INFOPHOTO)

La proposta stavolta viene dalle colonne del Financial Times, autorevole quotidiano finanziario della City e punto di riferimento nei salotti della finanza e della politica in Europa: usare gli eurobond per fermare la crisi. A farla, il nostro ministro per l’Economia, Giulio Tremonti, e il collega lussemburghese Jean-Claude Junker.

La stategia presentata dal duo in un articolo prevede l’emessione di titoli di debito da un’agenzia ad hoc, l’Agenzia europea del debito (Aed), che potrebbe essere operativa già questo mese se il Consiglio Europeo approvasse il disegno. Così gli E- bond sancirebbero “l’irreversibilità dell’euro” e aiuterebbero a stabilizzare i mercati inviando un messaggio forte di impegno dell’Europa a sostegno della moneta unica, scrivono i due ministri. L’obiettivo è ambizioso: coprire con gli E- bond circa il 40 per cento del debito lordo dell’Ue.

Una soluzione di cui si era parlato nelle scorse settimane, quando, dopo il dafault dell’Irlanda, è cominciata a circolare la voce che la prossima vittima degli speculatori internazionali fosse la Spagna di Zapatero. Ma subito arriva il no da parte della Germania. “Fino a quando la competenza sulla politica di bilancio sarà nazionale, non possiamo abbandonare gli strumenti per incentivi e sanzioni per i membri dell’eurozona, per garantire la disciplina nella politiche di bilancio interne”, ha detto il  ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble in un’intervista sempre all’FT.

E da Berlino, dove è sempre più difficile conciliare le posizioni politiche del governo con gli interessi della sua classe imprenditoriale, fanno sapere, tramite un portavoce della cancelliera Angela Merkel, che non vedono di buon occhio nemmeno un ulteriore aumento del fondo di emergenza, predisposto a maggio in seguito alla crisi Greca, e in discussione in questi giornia Bruxelles.

La chiusura della Germania di fronte a qualsiasi nuova soluzione per salvare l’euro si spiegherebbe, secondo l’ex presidente della Commissione europea ed ex premier Romano Prodi intervistato da El Pais, “da un certo populismo che presenta il paese come una sorta di martire europeo: sono gli unici a lavorare, gli unici a pagare e gli unici a trainare gli altri”.

Eppure, ha detto Prodi, che si è aggiunto al coro di molti economisti e politici europei di questi giorni, l’euro non è in pericolo e la Germania deve capire che la moneta unica le conviene: “il loro mercato è per il 50, 60 per cento nell’eurozona, non fuori”. Per ora Berlino continua a fare orecchie da mercante.

Commenti

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Il 8 Dicembre 2010 alle 18:30 indigesto ha scritto:

Se ho ben capito si tratterebbe di pagare i debiti contraendone altri e la Germania non è disposta. Non è che sbagli di molto. In effetti con le sue lamentele si comporta in Europa esattamente come ha cominciato a fare il norditalia da noi. Non male ricordarle, e al norditalia, che il loro mercato ce l’hanno, principalmente e rispettivamente, in Europa ed in Italia. Chissà se anche la FIAT se ne rende conto.

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richard-branson
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