
Disoccupazione e inflazione in Europa (Credits: LaPresse)
Un’ondata di misure di austerità ha travolto l’Europa. La maggior parte dei governi del Vecchio Continente sta facendo di tutto pur di uscire dallo spettro della recessione e risanare i deficit di bilancio accumulati prima e durante la crisi economica internazionale. Anche perché Bruxelles ha imposto ai paesi dell’Unione come limite massimo per rientrare nel parametro del 3% per il rapporto deficit/Pil l’anno fiscale 2014-15.
Per risolvere l’instabilità del sistema bancario nazionale, l’Irlanda ha chiesto all’Europa e al Fondo Monetario Internazionale (FMI) aiuti per 85 miliardi di Euro. Anche perché la precedente iniezione di liquidità nelle banche per un totale di 45 miliardi di euro ha creato un buco nelle finanze nazionali che potrebbe far registrare a Dublino quest’anno un deficit di bilancio pari al 32% del Pil, nonostante i numerosi tagli alla spesa pubblica annunciati.
Anche il Regno Unito ha dichiarato di voler cancellare 490.000 posti di lavoro pubblici in quattro anni, e ha tagliato i bilanci di una buona parte dei ministeri. La Francia vuole ridurre la spesa pubblica di 45 miliardi di euro in tre anni, e ha aumentato le tasse dell’1% per i francesi più ricchi. La Grecia ha dovuto tagliare in maniera drastica la spesa pubblica, anche per iniziare a mettere da parte i 110 miliardi di euro che dovrà prima o poi restituire all’Europa e al FMI. E così sono aumentate le tasse, sono stati congelati i salari e tagliati i benefit per i dipendenti pubblici.
L’Olanda ha annunciato di voler tagliare il bilancio di 18 miliardi di euro entro il 2015, mentre la Spagna aumenterà le tasse per i ricchi e congelerà i salari dei dipendenti pubblici e il sussidio di 426 euro per i disoccupati di lungo periodo. La Germania si è impegnata a ridurre il deficit di bilancio di 80 miliardi di euro congelando 10.000 posti di lavoro in quattro anni e aumentando le tasse per il nucleare. Infine, il Portogallo vuole portare il rapporto tra deficit e Pil al 7,3% quest’anno per poi scendere al 4,6% entro il 2011, aumentando l’Iva e le tasse per chi guadagna più di 150.000 euro l’anno.
La maggior parte dei paesi europei ha quindi approvato strategie fortemente impopolari, e c’è chi si chiede se senza l’euro Irlanda, Grecia, Portogallo o Francia avrebbero potuto riprendersi più velocemente. La risposta è sempre no. Per averne la certezza, basta soffermarsi sulle conseguenze del “come” le nazioni europee potrebbero uscire dall’euro. Tutti i risparmi denominati in euro dovrebbero essere riconvertiti in base a un tasso di cambio fisso stabilito in una particolare data. Per recuperare competitività esportando a prezzi più convenienti, i paesi dovrebbero adottare una nuova moneta con la consapevolezza del sua necessaria svalutazione. Ma a questo punto sarebbe meglio che i risparmi non fossero convertiti nella nuova valuta ma mantenuti in euro o in dollari. Per non parlare dell’inevitabile quanto immediata fuga di capitali da un paese che decidesse di annunciare l’uscita dall’euro e le evidenti conseguenze di questa fuga sulla stabilità del sistema bancario interno. Insomma, all’Europa conviene puntare sull’austerità oggi, per avere domani un bilancio solido su cui sarà possibile fare affidamento per rilanciare le singole economie.
- Lunedì 13 Dicembre 2010
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
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IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
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IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
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Il 13 Dicembre 2010 alle 17:16 cantastorione ha scritto:
…adesso che la frittata è fatta vorrebbero ricostruire le uova? ma chi le pensa queste cose? e viene regolarmente pagato?……. vive a contatto con persone normali? mangia e dorme? Speriamo migliori un pò…………..
Il 17 Dicembre 2010 alle 1:05 pasalaam ha scritto:
Ma, il problema non é: euro, non euro. Con le politiche spendaccione dei governi europei, qualunque moneta andrebbe in malora.
Il problema é che i governi europei spendono più di quanto possano sperare di arraffare dalle tasche dei loro sudditi. Quale che sia la moneta.
L’euro ha permesso di mescolare le carte e dare la colpa al vicino, oppure alla leggedaria “speculazione internazionale”. Hanno così guadagnato un po’ di tempo.
Fino a quando avremo più impiegati statali che lavoratori, non si raddrizzerà.
Mettiamoci il cuore in pace e compriamo dollari.
Il 26 Agosto 2011 alle 21:29 L’investimento perfetto in tempi di crisi? Una fattoria | bluhost.cu.cc ha scritto:
[...] secolo, qualcuno avrebbe ancora pensato di investire nei raccolti agricoli per superare la crisi? Del resto, stupisce molto di meno ricordare che tanti di quei ragazzi che da giovani hanno passato [...]
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