Previsioni Inps: nel 2037 ai dipendenti meno della metà del reddito

Foto d'archivio dello stand dell'Inps al Forum della Pa (Ansa/Ettore Ferrari)

Foto d'archivio dello stand dell'Inps al Forum della Pa (Ansa/Ettore Ferrari)

Che fine avevano fatto i conti “segreti” dell’Inps, ossia le sue previsioni su quanto riusciranno a portare a casa i trentenni e quarantenni di oggi una volta ritiratisi dal lavoro? Il Corriere della sera li ha pubblicati due giorni fa. Un colpaccio, senz’altro, anche perché l’intenzione dell’ente previdenziale, per non creare allarmismo, era quella di parlarne il meno possibile.

E così è stato in questi mesi. “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”, il commento attribuito al commissario straordinario Inps, Antonio Mastrapasqua. La battuta si riferiva al dato sulle pensioni dei parasubordinati: le stime dei dossier licenziati lo scorso settembre da Mastrapasqua e divulgati dal Corsera, dicono addirittura che nel 2037 le loro pensioni in media sarebbero pari al 14 per cento delle retribuzioni. Ma è un dato che mette assieme tutto (contribuenti esclusivi e chi ha un lavoro e versa in questa gestioni consulenze o lavori occasionali) e, quindi, poco attendibile.

Qui forse, occorre considerare le previsioni dei centri di ricerche che hanno calcolato l’evoluzione del nostro sistema previdenziale, spinti anche dalla ritrosia dell’Inps. Secondo la simulazione di Progetica i precari (o parasubordinati) nel 2050 avranno una pensione che oscillerà dal 36 per cento delliultimo stipendio a un massimo del 62 per cento. Il Cerp, invece, ipotizza un tasso di sostituzione leggermente inferiore dal 49 al 53 per cento. Più cupo lo scenario delineato dalla Cgil: il lavoratore atipico, il cui salario si aggira attorno ai 1.240 euro al mese, riceverà un assegno pensionistico di 508 euro, una manciata di euro in più rispetto dell’assegno sociale.

Passando ai lavoratori dipendenti, secondo i dossier Inps il grado di copertura delle loro pensioni dall’attuale 52 per cento scenderà al 47 per cento nel 2037. Leggermente inferiore la pensione degli artigiani, che ora portano a casa con la pensione la metà della retribuzione, ma che nel 2037 si dovranno accontentare solo del 42 per cento; situazione analoga per i commercianti, dal 46 per cento di oggi al 44 per cento del 2037.

Commenti

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Il 15 Dicembre 2010 alle 20:32 indigesto ha scritto:

Ciò che non si capisce è il perché, con la recente riforma non ci si sia posto, come obbiettivo, il raggiungimento dell’ammontare della pensione, mettiamo al 65° anno di età, intorno ad una percentuale più dignitosa pari, supponiamo ad esempio, all’70% delle ultime cinque retribuzioni annue, in caso di lavoratori dipendenti. Tutte le alchimie si sarebbero potute fare a ritroso contemperando il sistema contributivo con quello retributivo. Oggi invece siamo a malapena in condizione di fare previsioni scandalose; tanto se la vedranno le generazioni e i Governi che verranno! La contribuzione volontaria, poi, ha posto solo in evidenza la “voracità” di certe “istituzioni”; chiamiamole così!

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