Mosca a caccia di investimenti. Per modernizzare un’industria petrolifera ormai obsoleta

Raffineria russa (Credits: Ansa)

Raffineria russa (Credits: Ansa)

Per rimanere competitiva tra i grandi produttori di petrolio e gas naturale, la Russia ha bisogno di modernizzare gli impianti di estrazione e raffinazione. Per riuscirci, Vladimir Putin ha stimato che serviranno per i prossimi dieci anni almeno 280 miliardi di dollari. L’insuccesso potrebbe comportare una caduta del 20% della produzione nazionale.

La modernizzazione degli impianti servirebbe non solo a incrementare i volumi di risorse estraibili, ma anche a evitare sprechi nei giacimenti attivi. La maggior parte di questi pozzi è diventata vecchia, e secondo alcuni esperti parecchi giacimenti hanno raggiunto la loro portata massima e potrebbero perfino essere molto vicini all’esaurimento.

Se queste stime si rivelassero esatte le compagnie straniere potrebbero essere frenate di fronte alle ipotesi di investire in giacimenti ormai obsoleti oppure di ritrovarsi a spendere troppo per scoprirne (forse) di nuovi. Lo scenario peggiore è quello di vedere la Russia perdere posizioni sul mercato dei combustibili fossili, con pericolose conseguenze sulla salute e la stabilità di un’economia interna che dipende moltissimo dai profitti generati da petrolio e gas naturale.

Mosca resta però particolarmente fiduciosa visto che nonostante il paese abbia già consumato il 50% delle risorse di petrolio già scoperte, il 60% delle riserve non è ancora stato localizzato. E anche dal punto di vista del gas naturale solo il 25% delle riserve disponibili, pari a circa 165 trilioni di metri cubi, è stato trovato.

Non solo: secondo Elena Anankina, analista di Standard & Poor’s, le compagnie straniere potranno anche essere spaventate dagli investimenti in nuovi giacimenti, ma va ricordato che quelle russe hanno oggi riserve che potranno eventualmente essere esaurite tra vent’anni, un tempo molto più lungo rispetto alle stime di esaurimento dei combustibili localizzati in Occidente.

Tuttavia, è impossibile nascondere che l’80% degli impianti legati alla raffinazione sia ormai usurato. Del resto, sono stati costruiti quasi tutti negli anni ’50. Ripararli sarebbe inutile. Meglio sostituirli combinando investimenti esteri e know how occidentale, per installare in Russia impianti nuovi e tecnologicamente più avanzati.

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