- Tags: Asia, austerità, Brics, Cina, disoccupazione, euro, Europa, il meglio del 2010, miliardari, pigs, recessione, Russia, scioperi, Stati-Uniti
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Credits: LaPresse
L’economia globale nel 2010 è stata caratterizzata essenzialmente dalle ripercussioni della crisi finanziaria ed economica internazionale che hanno iniziato a sconvolgere tutti i paesi del mondo già nel 2008. E’ stato quindi un anno di crisi, di disoccupazione, di difficoltà, di proteste, con qualche nota di eccellenza, proveniente dall’Asia.
DISOCCUPAZIONE NEGLI STATI UNITI - Se ne è parlato per tutto l’anno e, purtroppo, il governo sembra non essere ancora riuscito a trovare una soluzione. Il tasso di disoccupazione in America è di poco al di sotto del 20%, se si sommano i dati sui disoccupati e quelli sulle persone impiegate per meno tempo rispetto a quello per cui sono disposte a lavorare.
Non è bastato il censimento, la distribuzione di sussidi, l’impegno a costruire opere pubbliche per migliorare la situazione. E oggi agli americani non resta che sperare nel 2011.
ECONOMIA CINESE - Ci si è interrogati a lungo su se, in un anno economicamente difficile come il 2010, l’economia cinese potesse dare prevalentemente segnali di crisi o di ripresa. Fino a quando, ad agosto, la Repubblica popolare non si è affermata come la seconda economia mondiale, superando il Giappone e iniziando la rincorsa per raggiungere, gli esperti rassicurano non prima di un paio di decenni, gli Stati Uniti.
RUSSIA: UNA DIFFICILE RIPRESA - Se il 2009 è stato l’anno più duro per l’economia russa dopo il tracollo del 1998, con un Pil he è calato del 7,9%, un deficit di bilancio che ha raggiunto il 7% del Pil, il tasso di inflazione oltre il 9% e la disoccupazione all’8%, anche nel 2010 la ripresa, ammesso che sia possibile definirla tale, è andata molto a rilento.
La Russia non è più in grado di rilanciare da sola la crescita economica nazionale. Per farlo, ha bisogno di capitali e know how provenienti dall’estero. Non importa se il sostegno giungerà da Oriente o da Occidente. L’importante è che arrivi presto.
MILIARDARI FORBES: SI AFFERMANO I BRICS - Il mondo dei super-ricchi continua a parlare inglese, ma non più con l’accento anglosassone che ha dominato fino ad oggi. Nella classifica che ogni anno pubblica la rivista statunitense Forbes degli uomini più ricchi del mondo ci sono sempre più tratti somatici asiatici e americani.
Undici Paesi hanno raddoppiato il numero dei miliardari che avevano l’anno scorso e tra questi troviamo Cina, India, Turchia e Corea del Sud. Dei 97 nuovi membri solo il 16 per cento è americano mentre l’Asia è passata a 104, a sole 14 posizioni di differenza dall’Europa. Tra gli asiatici la Repubblica popolare cinese conta 27 nuovi miliardari e, insieme a Honk Kong, il maggior numero di super ricchi, ben 89, al di fuori degli Stati Uniti.
GUERRA TRA VALUTE - Cina, Giappone, Europa e Stati Uniti devono trovare un accordo sul dilemma della svalutazione/rivalutazione delle rispettive valute prima che esploda un vero e proprio conflitto monetario.
I rappresentanti di questi paesi si sono incontrati più volte per parlare di esportazioni e importazioni, del rischio di un deprezzamento a catena, dei problemi di competitività e dei rischi legati a un eccesso di liquidità. Ma nessuno è mai riuscito a proporre una soluzione che potesse andare bene a tutti.
ALIMENTARI - Il 2010 è stato un anno difficile dal punto di vista della disponibilità di beni alimentari. Ad agosto la Russia si è trovata costretta ad interrompere le esportazioni di grano e i prezzi sono saliti alle stelle.
A settembre si è fatta sentire l’emergenza carne, e i prezzi di manzo, maiale, pollo e agnello sono aumentati del 16% a causa dell’incremento della domanda di Asia e Medio Oriente e della riduzione della quantità di animali da macello disponibili.
ATTENZIONE AI PIGS - L’acronimo Pigs è diventato popolrissimo sui giornali di tutto il mondo. Si riferisce a Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, le economie che, in Europa, hanno forti problemi di deficit nei conti con l’estero, un alto tasso di disoccupazione, e rischiano proprio per questi motivi di uscire dall’Euro.
Questi paesi sono quelli che hanno sofferto di più per le conseguenze della crisi internazionale, e rischiano di affondare l’Europa nel caso in cui alcune nazioni decidessero di abbandonare l’EURO, la scelta peggiore per cui qualsiasi governo potrebbe optare.
Per recuperare competitività esportando a prezzi più convenienti, i paesi interessati ad abbandonare la moneta unica dovrebbero adottarne una nuova con la consapevolezza del sua necessaria svalutazione. Ma a questo punto sarebbe meglio che i risparmi non fossero convertiti nella nuova divisa ma mantenuti in euro o in dollari. Per non parlare delle inevitabili conseguenze di una immediata fuga di capitali che renderebbe ancora più instabile il sistema bancario interno.
Ecco perché è bene che il 2010 continui ad essere ricordato come l’anno dell’AUSTERITA’, non quello che ha preparato l’uscita dall’euro. Anche se l’austerità ha portato SCIOPERI, violenze, difficoltà, malumori e malcontento in una buona fetta dell’Europa, resta comunque la linea politica più razionale e, probabilmente, l’unica efficace, per risanare i deficit di bilancio e permettere all’intera regione di lasciarsi alle spalle lo spettro della recessione.
- Lunedì 27 Dicembre 2010
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
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Il 28 Dicembre 2010 alle 18:16 indigesto ha scritto:
Quando l’economia di Paesi con grandi risorse, materiali ed umane, emerge, gentile Professoressa, è fisiologico l’aumento di ricchezze in poche mani.
Quando invece una economia si immerge, soprattutto in Paesi privi di risorse naturali e, magari, dove le risorse umane vengono mortificate, non accade il contrario; le ricchezze continuano ad essere in poche mani e la parte residuale finisce per allietare la classe politica. Il bello del “non fare” e del non “lasciar fare” è che si allungano i tempi della stagnazione, per la felicità delle classi politiche che così hanno più tempo per attingere a piene mani alle poche risorse, mentre le varie fazioni litigano o fanno finta di litigare. E’ ciò che sta succedendo ai paesi del PIGS ed è ciò che principalmente succede da noi, che pure dal baratro non è che siamo molto distanti! L’economia non è mai qualcosa di fisso o di statuito. Cambia in funzione di semplici indirizzi, che poi si rivestono di falsi numeri e di auliche teorie. Verrà um momento, per l’Europa, che la moneta unica avrà fatto il suo tempo e non ci sarà volontà che tenga. Tutto avverrà in armonia coi “troppo semplici” indirizzi che si son voluti dare a questa avventura e, conseguentemente, con tutti gli “errori” che si son voluti commettere strada facendo. Non siamo l’America, anche se alla fine registreremo che lo è stata per pochi, i soliti! Saluti.
Il 1 Gennaio 2011 alle 13:40 carlo.tosi ha scritto:
Se il 2010 è stato un anno “difficile” come dice l’articolo, vedrete il 2011.
Saluti ed auguri a tutti, ne abbiamo veramente bisogno…
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