
Raffineria russa (Credits: Ansa)
Per rimanere competitiva tra i grandi produttori di petrolio e gas naturale, la Russia ha bisogno di modernizzare gli impianti di estrazione e raffinazione. Per riuscirci, Vladimir Putin ha stimato che serviranno per i prossimi dieci anni almeno 280 miliardi di dollari. L’insuccesso potrebbe comportare una caduta del 20% della produzione nazionale.
La modernizzazione degli impianti servirebbe non solo a incrementare i volumi di risorse estraibili, ma anche a evitare sprechi nei giacimenti attivi. La maggior parte di questi pozzi è diventata vecchia, e secondo alcuni esperti parecchi giacimenti hanno raggiunto la loro portata massima e potrebbero perfino essere molto vicini all’esaurimento. Continua


Quando parla della cucina dei Cipriani ripete tre volte quella che pensa sia la caratteristica vincente del proprio menù: «Tradizione, tradizione, tradizione». Anche per questo Arrigo Cipriani è ancora un po’ stupito di avere ora nella sua collezione di ristoranti un giapponese che si chiama Yotto, parte del gruppo di locali che la famiglia di ristoratori veneziani ha aperto in una futuristica palazzina su Yas Island ad Abu Dhabi, in uno dei più esclusivi yacht club del mondo e non lontano dal Ferrari world: Continua

Il cancelliere tedesco Angela Merkel
Via libera dal 2013 al fondo europeo Salva-Stati, ma gli aiuti europei ai Paesi in difficoltà finanziaria entreranno in funzione solo come «extrema ratio». Se risulterà cioé «indispensabile per salvaguardare la stabilità dell’area euro nel suo insieme». Il mini- compromesso raggiunto ieri in seno al Consiglio europeo, che modifica l’articolo 136 del trattato di Lisbona e consente all’Unione di soccorrere i Paesi a rischio crac, tiene insieme le esigenze «rigoriste» di Berlino con quelle degli Stati meno solidi dal punto di vista finanziario: Spagna, Portogallo, Italia, Belgio. Ma a nessuno è sfuggito che è Angela Merkel la vera vincintrice di questo braccio di ferro sulla «collettivizzazione dei rischi» in seno al Consiglio europeo. Continua

Angela Merkel, fautrice della linea dura contro i paesi indebitati
La maggior parte delle economie dell’Unione è in crisi, l’Euro traballa, e anche i messaggi tranquillizzanti della Banca centrale europea non bastano a trasmettere ottimismo al vecchio continente. Oggi e domani i membri del Consiglio europeo si confrontano a Bruxelles per cercare di trovare l’accordo per modificare i Trattati introducendo un meccanismo di stabilità capace di mettere al sicuro la stabilità dell’Eurozona, ma le divergenze tra gli interessi nazionali potrebbero impedire il raggiungimento di un compromesso valido ed efficace. Continua

Credits: Ap Photo/Matthias Rietschel
La notizia che ha acceso il dibattito sulla pressione fiscale è quella che proviene dagli ultimi dati provvisori diffusi dall’Ocse: nel 2009 le tasse hanno raggiunto il 43,5 per cento del Pil in Italia (+43,3 per cento nel 2008), portando il nostro Paese al terzo posto in Europa dopo Danimarca (48,2 per cento) e Svezia (46,4 per cento). Continua


di Oscar Giannino
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, fra manovra pluriennale estiva e correzioni nella legge di stabilità per il 2011, ha frenato il deficit tendenziale dello 0,9 per cento di pil per il 2011, e dell’1,5 per cento sia nel 2012 sia nel 2013. Altri, come vedete in queste pagine, hanno dovuto fare sforzi multipli di tali grandezze. La spiegazione del perché siano stati costretti a fare più dell’Italia si chiama avanzo primario. Il saldo primario è la differenza tra uscite ed entrate, al netto della spesa per interessi sul debito. Ebbene, tra i 16 paesi dell’eurozona l’Italia è in testa. Continua

Foto d'archivio dello stand dell'Inps al Forum della Pa (Ansa/Ettore Ferrari)
Che fine avevano fatto i conti “segreti” dell’Inps, ossia le sue previsioni su quanto riusciranno a portare a casa i trentenni e quarantenni di oggi una volta ritiratisi dal lavoro? Il Corriere della sera li ha pubblicati due giorni fa. Un colpaccio, senz’altro, anche perché l’intenzione dell’ente previdenziale, per non creare allarmismo, era quella di parlarne il meno possibile. Continua