Wikileaks: Bank of America si prepara a rispondere alle accuse

(Credits: Churk Burton / AP)

(Credits: Churk Burton / AP)

Il 29 novembre Julian Assange, il leader di Wikileaks ha fatto tremare i banchieri d’America annunciando che all’inizio del 2011 avrebbe reso pubbliche rivelazioni in grado di mettere a nudo quell’ “ecosistema della corruzione” che ha portato molte banche a “tollerare e sostenere tutta una serie di pratiche non etiche“.

Tra i grandi di Wall Street, il panico ha colpito soprattutto Bank of America, le cui azioni hanno iniziato a perdere progressivamente valore (-3% solo nel giorno successivo alle dichiarazioni di Assange). Dall’inizio di dicembre, una squadra di 15-20 funzionari guidata dal responsabile dell’unità che si occupa della gestione dei rischi, Bruce R. Thompson, si è messa all’opera per sfogliare migliaia di documenti e valutarne la sensibilità dei contenuti, per prepararsi a reagire nel caso in cui alcune di queste informazioni fossero finite nelle mani del fondatore Wikileaks.

Per aumentare la credibilità delle conclusioni del team di Thompson, secondo il quale il gruppo non ha nulla da temere, Bank of America si è affidata anche all’agenzia di consulenze Booz Allen Hamilton, a cui ha chiesto di rivedere i rapporti preparati dalle unità finanziaria, tecnologica, legale e delle comunicazioni interne. Infine, ha contattato una serie di studi legali per capire quali potrebbero essere le conseguenze e le responsabilità dell’istituto nel caso in cui verranno diffuse informazioni riservate sui clienti della banca. “Per essere subito pronta a reagire nel caso in cui succeda qualcosa”, ha commentato un funzionario del gruppo.

Bank of America è l’istituto di credito più grande degli Stati Uniti, e questa è una delle ragioni per cui in molti credono sarà presto preso di mira da Assange, che ha ammesso, qualche mese fa, di “essere incappato in cinque gigabyte di dati riservati di Bank of America – l’hard drive di un dirigente – che richiedono tempo per essere organizzati”. Circa 600mila pagine di documenti che potrebbero, invece, mettere in serio imbarazzo questo colosso della finanza.

Bank of America non è comunque l’unico possibile bersaglio di Assange: nella stessa situazione si trovano infatti tutti gli istituti che sono riusciti a lasciarsi in un modo o nell’altro la crisi alle spalle, come Goldman Sachs, Jp Morgan e Citigroup. “L’opinione pubblica potrebbe finalmente conoscere i dettagli relativi agli aiuti ricevuti dai grandi della finanza americana negli ultimi anni. Scoprendo come si comportano realmente le banche per spingere poi il governo a cambiarne davvero le regole”, ha commentato Assange.

Commenti

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Il 6 Gennaio 2011 alle 19:20 newermes ha scritto:

in questo caso, Assange non fa altro che dimostrare con prove alla mano, almeno si spera, ciò che si sapeva e si è detto su varie testate giornalistiche giè 2 anni fa, che questa recessione è stata più forte del solito per colpa delle banche, quelle americane in special modo.
Aggiungerei che prima della crisi era stata creata di nascosto una cordata di varie banche americane atte a danneggiare altre banche ( più banche falliscono e più è grande la fetta di mercato per le altre o per meglio dire per questa cordata segreta ), tra vendita di obbligazioni tossiche o spazzatura e imbrigli vari fatte con la collaborazione di persone molto in alto ( quasi intoccabili ), a parte qualcuno dato in ” pasto ” all’ opinione pubblica con lo scopo di salvaguardare gli altri. C’era solo da aspettare il momento giusto per far partire tutti questi meccanismi, o meglio imbrogli, per poter dare la colpa alla crisi e poter farla franca, ma prima o poi tutti i nodi, un poco per volta, vengono al pettine. Non dimentichiamoci anche degli Edge Found( loro complici ), fondi di investimento spaculativi, che data l’ enorme quantitè di denaro ( si parla di miliardi di dollari e di euro ), sono in grado, con i loro sporchi imbrogli, di destabilizzare l’ economia di varie nazioni. Arriverà il momento della verità e qualcuno tremerà.

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