Estonia nell’euro: inevitabile ma con qualche dolore

Disoccupazione e inflazione in Europa (Credits: LaPresse)

Disoccupazione e inflazione in Europa (Credits: LaPresse)

Dopo essersi lasciata alle spalle un anno particolarmente difficile per la crisi del debito e gli attacchi speculativi, la moneta unica europea si è ritrovata nel 2011 a dare il benvenuto nell’eurogruppo all’Estonia, prima repubblica ex sovietica e terzo pese ex comunista, dopo Slovenia e Slovacchia, ad entrare nel club.

Per due settimane verrà mantenuta la doppia circolazione, con un tasso di cambio fissato a 15,6466 corone per un euro. Altri 1,3 milioni di persone hanno quindi iniziato ad utilizzare correntemente l’euro, e il primo ministro estone, Andrus Ansip, nella notte di capodanno ha ribadito quanto la moneta unica rappresenti una fondamentale garanzia per la sicurezza dell’Estonia, oggi il paese più povero della zona euro.

L’arrivo dell’euro, tuttavia, non è stato gradito a tutti gli estoni. Secondo i sondaggi il 50% della popolazione è favorevole a questo cambiamento, ma i contrari sarebbero il 40%. Mentre per Eurolandia si tratta di un’immissione di fiducia molto importante dopo i problemi che ancora caratterizzano le economie di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo.

Tallinn si augura che l’ingresso nell’euro possa aumentare i volumi del commercio regionale e gli investimenti in entrata, che si trasformeranno in ricchezza e nuovi posti di lavoro. Ma una buona parte della popolazione teme che il costo della vita possa aumentare drasticamente, e ricorca che i tagli al bilancio necessari per entrare nella moneta unica europea hanno già fatto arrivare il tasso di disoccupazione al 16%. Ecco perché in tanti hanno paragonato l’entrata nell’euro a un biglietto per il Titanic o a un ritorno nell’era in cui era il rublo sovietico a dominare il mercato del paese.

Altri, al contrario, sottolineano i vantaggi legati al poter viaggiare liberamente in Europa senza essere costretti ai continui cambi di valuta e al non dover ricalcolare costantemente i rendimenti degli investimenti denominati in euro. Per altri far parte dell’Eurozona sottintende l’essere stati finalmente accettati in Europa. E probabilmente è proprio per questo motivo che Lettonia e Lituania puntano a seguire l’esempio dell’Estonia ed adottare la moneta unica entro la fine del 2014. Del resto, Tallinn come tanti altri paesi prima o poi sarebbe dovuta entrare nell’euro: starne fuori sarebbe presto divento troppo costoso. Ma non è detto che le conseguenze economiche di questa scelta saranno solo positive, per lo meno nel breve periodo.

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