
Al centro, il miliardario brasiliano Eike Batista (Credits: Ricardo Moraes/AP)
Giorno dopo giorno, la Cina si conferma anche per il Brasile come uno dei principali partner commerciali. Tuttavia, sono in tanti a temere che questa nuova partnership possa offrire opportunità solo ai cinesi e a una ristretta élite di brasiliani.
A Rio de Janeiro, il primo a dare il benvenuto agli imprenditori orientali è stato Eike Batista, l’uomo più ricco del paese, l’ottavo nella classifica di Forbes dei miliardari del mondo, con un capitale di 27 miliardi di dollari. Il magnate dei minerali brasiliani ha scalato la classifica dei paperoni globali in pochissimo tempo, e oggi pensa di avere finalmente l’opportunità di guadagnare qualche altra posizione. Grazie alla Cina, e alle enormi quantità di materie prime che questo paese ha costantemente bisogno di importare.
Batista ha infatti deciso di finanziare la costruzione di un porto di dimensioni enormi a nord di Rio, che ha già soprannominato “autostrada brasiliana per la Cina“. E Pechino non si tirerà certo indietro, anche perché il magnate brasiliano ha già dimostrato negli ultimi tre anni di essere un affidabile fornitore di petrolio e minerali ferrosi.
Se la presenza cinese in America Latina sta aiutando Eike Batista a scalare la classifica dei più ricchi del mondo, l’invasione di prodotti made in China sta mettendo a dura prova la sopravvivenza di molte industrie locali. Persino il settore dei costumi da bagno è in difficoltà, e l’80% dei produttori brasiliani dichiara di essere stato duramente colpito dalla concorrenza orientale.
Anche se le importazioni cinesi continueranno ad aumentare la situazione non potrà migliorare, visto che l’espansione del settore del commercio delle materie prime difficilmente riuscirà ad assorbire un eventuale prossimo aumento della disoccupazione nel ramo manifatturiero. Uno scenario piuttosto probabile se si considera che i due paesi condividono il vantaggio di una manodopera non qualificata a buon mercato che li ha portati a specializzarsi negli stessi settori, e oggi Pechino è diventata talmente forte da riuscire a fare concorrenza a Brasilia persino in patria.
- Lunedì 10 Gennaio 2011
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Commenti
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Il 11 Gennaio 2011 alle 18:28 Pasadena Valley Cina Cabinet by Pulaski Furniture | Swedish Furniture ha scritto:
[...] Cina-Brasile: una partnership che avvantaggia solo le élites … [...]
Il 11 Gennaio 2011 alle 20:30 indigesto ha scritto:
Certo è, gentile Professoressa, che la Cina, con la sua carne da macello, sta destabilizzando l’economia di più di un paese. In primis con l’invadenza dei suoi prodotti scadenti a basso costo, magari immessi sui mercati anche in modo fraudolento, e poi offrendo la possibilità di delocalizzare le attività sul suo territorio ad imprese estere che dalla sua manodopera a basso costo traggono notevoli profitti. Col risultato che si abbassa anche il consumo interno di questi paesi , per mancanza di occupazione, e quel che resta di questo consumo è orientato verso la robaccia di esportazione cinese che, come dicevo, ha inondato i mercati. Nell’immediato è chiaro che di ciò si avvale l’imprenditoria selvaggia e l’approvvigionamento di materie prime da parte della Cina, con la conseguente forte espansione della sua economia. E se è questa la globalizzazione siamo tutti messi male. Ciò comporterà da subito scontri sociali un pò dappertutto e, quando le grosse imprese perderanno terreno anche sul piano della concorrenza, uno scontro tra blocchi, che verosimilmente non potrà che sfociare in un conflitto dalle conseguenze disastrose.
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