
Minatori cinesi (Credits: Andy Wong/AP)
Nonostante tutta l’attenzione che la comunità internazionale pone sul riscaldamento globale, il carbone resta il re dei carburanti. Grazie alla Cina, naturalmente, che oltre ad esserne il principale produttore mondiale continua ad alimentarne la domanda e, di conseguenza, a farne aumentare il consumo.
Qualche decennio fa il carbone ha permesso l’esplosione della rivoluzione industriale, in una fase in cui nessuno avrebbe mai pensato alle ripercussioni ambientali di un suo utilizzo smodato. In tempi di crisi economica, anche produttori come Australia, Indonesia e Russia sono contenti del fatto che in Asia la domanda di carbone sia aumentata. Solo dieci anni fa la produzione mondiale era di circa tre miliardi di tonnellate all’anno, ma oggi è arrivata a cinque, spinta soprattutto da Cina e India.
Nel Subcontinente in particolare la qualità della vita sta migliorando a vista d’occhio, e il fatto che sempre più persone possano permettersi di avere l’elettricità in casa implica un continuo incremento del consumo di carbone, il combustibile più economico in assoluto, nonostante la crescita della domanda ne abbia fatto aumentare un po’ il prezzo.
Il valore di questo combustibile dipende ogni giorno di più dagli umori di Pechino, che resta il principale produttore e consumatore di carbone al mondo, e anche un buon esportatore. Ma anche la Russia può fare la sua parte, soprattutto se deciderà di ricominciare ad attingere alle abbondanti riserve della Siberia. Seguita dall’Indonesia, un altro paese che, come l’Australia, sta rapidamente potenziato la produzione interna di carbone.
Non è chiaro se queste quattro nazioni dopo aver deciso di incrementare l’estrazione di carbone hanno anche pensato di sfruttare nella filiera (costosissime) tecnologie pulite, ma per ”sviluppo e prosperità” Cina e Indonesia hanno già dimostrato in più occasioni di essere pronte a tutto, tranne che a investire nella salvaguardia del futuro del pianeta.
- Venerdì 28 Gennaio 2011
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