
Tornano i timori sulla stabilità del Portogallo. I questi giorni è infatti circolata la voce secondo cui Francia, Germania e alcuni altri paesi dell’Eurozona avrebbero chiesto a Lisbona di cercare il sostegno dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale per evitare che i problemi del paese possano contagiare anche la Spagna, rinnovando il timore che altre economie del Vecchio Continente possano ritrovarsi nelle condizioni di Grecia e Irlanda.
Sembra però essere la Banca Centrale Europea l’unico istituto capace di lanciare a Lisbona una (temporanea) ancora di salvezza cui appigliarsi: comprando bond portoghesi -ma anche greci e irlandesi- a cinque e dieci anni. Senza badare alle condizioni d’offerta, visto che il rendimento di questi titoli è oggi in calo.
A dicembre Dublino ha ricevuto un prestito di 80 miliardi di Euro, e oggi Lisbona avrebbe bisogno di un capitale che oscilla tra i 50 e i 100 miliardi, ma il paese continua a sostenere di non aver bisogno di aiuti internazionali perché in grado di rispettare da solo l’impegno a risanare i conti pubblici.
Tra gli operatori di mercato, però, nessuno crede più alla solidità delle finanze portoghesi, e il salvataggio dell’economia nazionale sembra essere solo una questione di tempo. Del resto, debito pubblico e inflazione in aumento e prospettive di ripresa poco incoraggianti non migliorano di certo il quadro economico del paese. E gli esperti ritengono che Lisbona potrà evitare il fallimento solo se continuerà ad emettere titoli di debito con cui ripagare le obbligazioni vendute in precedenza.
- Giovedì 10 Febbraio 2011
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