
(foto Impulsiv/Lapresse)
Stando alle indiscrezioni di Quotidiano Energia l’Eni sta svuotando il gasdotto Greenstream, che collega la Libia alla Sicilia, per metterlo in sicurezza. Non solo. Il ministro Frattini ha aggiunto che gli risultano «riduzioni dell’erogazione del petrolio dalla Libia», nostro primo fornitore con una quota pari al 23%.
Tuttavia, ha assicurato la Farnesina, le nostre raffinerie possono contare su altre fonti di approvvigionamento. Ma la preoccupazione rimane: che cosa accadrebbe se la Libia chiudesse del tutto i rubinetti di petrolio e gas? Per quanto riguarda il metano, Tripoli è il terzo importatore (13%), dopo Russia e Algeria, le quali assieme forniscono oltre il 60% del metano importato in Italia. Inoltre, circa il 17% proviene dal Nord Europa (Paesi Bassi e Norvegia) attraverso la Svizzera. Ecco perché, spiegano gli esperti, anche uno stop totale delle forniture da Tripoli «non compromette al momento la sicurezza energetica dell’Italia» .
Per quanto riguarda il petrolio, la percentuale libica potrebbe essere scambiata con quella di altri fornitori, quali l’Arabia Saudita, che oggi ha assicurato di non lasciare il mercato a corto di greggio. Il problema semmai saranno i prezzi: il brent è schizzato a quota 108 dollari. L’attenzione rimane comunque alta, se allarghiamo il quadro all’intero Nord Africa. Per ora, infatti, il governo dell’Algeria, da cui proviene il 30% del gas naturale che arriva in Italia, è ancora in sella. Ma domani chissà. Il punto, infatti, è che l’Italia va «letteralmente» a metano. Non solo per scaldarsi, ma anche per la produzione di energia elettrica: circa il 60% proviene da centrali a turbogas. E se dal Nord Africa chiuderanno i rubinetti, ci rimarrà solo il rifornimento da Nord e da Est (solo due, ad oggi, i rigassificatori in funzione). Nel caso Putin avrà un’occasione in più per mettere la corda al collo dell’Europa. E dell’Italia. E non a caso il numero uno di Gazprom, Alexej Miller, lunedì ha detto che occorrerà «riesaminare l’affidabilità dei rifornimenti di energia alla Ue».
- Martedì 22 Febbraio 2011
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