
(Credits: Epa/Caroline Blumberg)
Che fine ha fatto la riforma delle pensioni di Sarkozy? Pur essendo riuscito ad avere la meglio sui milioni di lavoratori che sono scesi in piazza per chiedere la cancellazione della proposta di legge intenzionata ad aumentare di due anni l’età pensionabile dei francesi, il leader sembra poter (e voler) fare ben poco contro l’abitudine dei datori di lavoro d’oltralpe di liberarsi “appena possibile” dei cinquantenni. A confermare questa pratica bastano i risultati di un sondaggio del 2007 secondo il quale, in Francia, il 35% dei datori di lavoro considera “vecchi” gli impiegati dai 55 anni in su, ma ben il 50% estende la categoria ai francesi di età compresa tra i 45 e i 55 anni.
Sulla carta, nessuno si oppone alla logica della nuova normativa. L’ente francese che si occupa della distribuzione delle pensioni è in forte deficit, quindi portare l’età pensionabile da 60 a 62 anni e quella in cui si ha diritto a una pensione completa da 65 a 67 è fondamentale per evitare la bancarotta. Ma il vero problema è che la manovra si adatta molto male alle abitudini lavorative dei francesi.
Solo il 40% della popolazione tra i 55 e i 64 anni risulta attualmente attiva. Si tratta di una delle percentuali più basse all’interno del mondo sviluppato, se confrontare con la media dell’OECD, 54%, dei paesi del G7, 57%, e dell’Europa, 46%, per non parlare di Inghilterra e Stati Uniti, dove questo indicatore supera, anche se di poco, il 60%.
La convinzione dei francesi è che dopo i 45 anni diventi sempre più difficile adattarsi alle nuove tecnologie e alle nuove politiche aziendali, quindi meglio fare spazio ai giovani: pur senza esperienza, dimostrano di essere di gran lunga più reattivi e flessibili. Tuttavia, è opportuno precisare che questa consuetudine si è consolidata anche grazie a vecchie politiche che hanno a lungo sostenuto il pensionamento anticipato proprio per favorire le assunzioni delle nuove leve. Un approccio, questo, che è stato immediatamente messo da parte non appena ci si è resi conto che il tasso di disoccupazione dei cinquantenni era esploso (70%) mentre quello dei giovani faticava a scendere sotto il 25%.
Oggi un lavoratore in Francia va in pensione a una media di 59,4 anni, tre in meno rispetto al limite stabilito da Sarkozy. Ecco perché, se il governo non farà qualcosa per far cambiare anche le abitudini dei datori di lavoro d’oltralpe, questa legge creerà solo nuovi problemi.
- Giovedì 10 Marzo 2011
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