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L'imprenditore italo americano Thomas DiBenedetto (AP Photo/Riccardo De Luca)
Una vicenda esemplare, per un investitore straniero che vuole mettere piede nel nostro paese, quella capitata a Thomas DiBenedetto. Il milionario italo americano da mesi ha messo gli occhi sulla As Roma. Alcuni suoi cari amici negli States, tempo fa, avevano comprato il Liverpool. Lui, che già conta diverse società sportive, voleva fare lo stesso. In Italia.
Perché il calcio è business. Soprattutto se una società calcistica è quotata in borsa. E quindi, oltre i tifosi, contano pure chi le azioni giallorosse se le compra a Piazza Affari, sperando che fruttino in futuro. Così lunedì, dopo indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, è atterrato finalmente nella Capitale. E si è sottomesso diligentemente, accompagnato dal suo pool di legali, alla routine di questi casi. Che spesso è una vera Via Crucis: dal lungo colloquio allo studio Grimaldi con Unicredit, durato due giorni (si è visto entrare nello studio persino Cesare Romiti, ma pare non per questo affare), alla visita di cortesia all’Antitrust, che deve approvare l’operazione.
Intanto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che avrebbe senza dubbio altro da fare, ha trovato un ritaglio di tempo per ricevere il Coe di Unicredit: doveva assolutamente accertarsi dell’operazione. Il presidente dell’avversaria Lazio, Claudio Lotito, invece, ha dichiarato piccato: «DiBenedetto non denigri l’Olimpico» (per lo zio Tom è «obsoleto»: vuole stadi privati, più piccoli e gestiti direttamente dalle società, come avviene in Inghilterra). Stessa musica dal Coni: «E’ partito col piede sbagliato». DiBenedetto è in Italia da due giorni: ha ereditato la società calcistica col debito più alto (40 milioni di euro), che sarà gestita da una newco il cui 60% andrà all’imprenditore americano e il 40% a Unicredit. Ma già gli mettono il bastone tra le ruote. Con ripercussioni sulla borsa: il titolo lunedì ha chiuso in rialzo del 2,2%; martedì in pareggio (+0,08%); mercoledì ha chiuso in picchiata al - 7,5%, dopo la notizia del rinvio della firma di 20 giorni.
- Mercoledì 30 Marzo 2011
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Commenti
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Il 30 Marzo 2011 alle 15:23 cantastorione ha scritto:
…tranquilli, non è la prima volta che gli americani vengono da noi e prendono qualche schiaffetto, però come si ambientano mollano certi sganassoni….
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