Falsi pensionati e falsi invalidi in Puglia: tiro assegno sull’Inps


Falsi pensionati e falsi invalidi in Puglia: tiro assegno sull’Inps

di Maria Pirro

Il primato è detenuto da un operaio agricolo della provincia di Foggia: 44 anni, 58 cause avviate. Tutte, manco a dirlo, contro l’Inps. Riguardano soprattutto la richiesta di sussidi di disoccupazione che, a suo dire, sono stati calcolati male. Ma, nell’aprire i contenziosi, anche il bracciante aveva sbagliato a fare i conti. Il cinquantanovesimo fascicolo che lo riguarda è stato compilato dall’Inps, questa volta, che lo accusa di un colossale imbroglio. Sono almeno 17, denuncia l’Istituto, i «ricorsi fotocopia» presentati dall’operaio agricolo per intascare assegni non dovuti.

Sono le piccole grandi truffe in terra di Puglia. Ma sono tante, tantissime, al punto di diventare un caso giudiziario nazionale. Al tribunale di Foggia si concentra, infatti, il 60 per cento del contenzioso per prestazioni agricole dell’Inps ed è in corso un’inchiesta della procura della Repubblica che coinvolge ben 14 avvocati, tutti accusati di avere truffato l’istituto di previdenza presentando istanze irregolari.

In una relazione riservata dell’Inps, che Panorama ha potuto consultare, si calcola che tra il 2006 e il 2010, solo a Foggia, sono stati depositati circa 100 mila ricorsi in più rispetto al «fisiologico flusso». A partire dal 2005 si è avuto «un incremento del 62 per cento delle istanze (5.376 in più rispetto all’anno precedente) e nel corso degli anni la crescita è continuata in modo costante. Possibile che la situazione non abbia fatto scattare immediate contromisure? E chi ci guadagna, in questi casi?

«Ci guadagna l’Inps, che non paga l’indennità di disoccupazione agricola in modo corretto», e così «sottrae all’economia della Capitanata circa 15 milioni di euro l’anno, perché le cause pendenti sono tante, ma sono di gran lunga meno di quelle possibili» sostengono Giuseppe Deleonardis e Daniele Calamita, segretari regionale e provinciale della Flai Cgil. Però fanno affari anche gli avvocati, interpellati dai braccianti attraverso i patronati per fare causa all’Istituto. Lo dimostrano le statistiche del 2010: i legali foggiani, in primo grado di giudizio, hanno vinto i due terzi delle cause e hanno, ovviamente, incassato i relativi onorari. La massa di ricorsi ha, però, un effetto devastante sui conti dell’Inps: le spese legali per la sede di Foggia sono state pari addirittura a 16,8 milioni nel 2010, cifra più o meno invariata rispetto al 2009. In tutta la regione, sempre nel 2010, sono stati spesi qualcosa come 47,2 milioni, 10,5 in meno rispetto al 2009. Ma è anche successo che l’Inps, dopo avere perso le cause, non abbia dato esecuzione alle sentenze, generando altro contenzioso e altre spese legali. Conseguenza: il pignoramento dei conti correnti intestati all’Istituto; 64,5 milioni risultano congelati in tutta la regione, secondo l’ultimo monitoraggio interno del 30 settembre dell’anno scorso.

La cifra è di 1 milione più alta rispetto a quella del 2009. «Grazie ai vertici nazionali, è in atto un piano per svincolare parte dei fondi ed evitare i contenziosi inutili che, dall’iniziale richiesta di somme irrisorie, più o meno legittime, finiscono per costringere l’Inps a pagare anche 10 volte di più» afferma il direttore regionale dell’Inps, Giovanni Di Monde.

E l’Istituto non vuole più recitare la parte della mucca da spremere. Il meccanismo dei ricorsi ha cominciato a vacillare il 19 luglio 2010, quando circa 10 mila fascicoli processuali sono stati sequestrati dalla procura nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge i 14 avvocati impegnati nelle cause contro l’Inps. Tra gli indagati, il nome più noto è quello di Arcangelo Sannicandro, che è anche presidente della commissione Bilancio della regione ; mentre le ipotesi di accusa spaziano dalla truffa (tentata o consumata) ai danni dell’Istituto al falso nell’autentica del mandato legale, all’uso di documenti falsi.

Giacomo Ricchitelli è il comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Foggia e accetta di spiegare a Panorama i primi riscontri investigativi: «Tra i 10 mila fascicoli sequestrati, ci sono oltre 500 istanze irregolari per vari motivi: pratiche doppione, registri di presenza sul lavoro senza firma, documenti fotocopiati di cui non si trova traccia dell’atto originale…».

Di più: un centinaio sarebbero le citazioni intestate a braccianti che sono morti prima dell’avvio del procedimento mentre fra i ricorrenti convocati in caserma qualcuno non avrebbe riconosciuto la propria firma sull’istanza e qualcun altro avrebbe spiegato di avere autorizzato il mandato senza comprendere l’oggetto della vertenza o incontrare l’avvocato. I legali, dal canto loro, non ci stanno a passare per profittatori o, peggio, truffatori e si difendono: alcuni di loro, sentiti dai magistrati, hanno tirato in ballo i patronati: «Sono essi che hanno i rapporti diretti con i clienti».

Nel tribunale travolto dalla pioggia di ricorsi «nessuno riusciva più a verificare le singole posizioni. Che passavano, indistintamente, nei giudizi» allargano le braccia all’ufficio legale dell’Inps. E le difficoltà erano aggravate dalle carenze in organico: a Foggia, nel 2007, cioè negli anni del boom del contenzioso, l’ente aveva a disposizione meno di due avvocati al mese. Se si voleva mettere un freno al diluvio di pratiche, oltre all’inchiesta della magistratura, occorreva riorganizzare tutto l’ufficio legale. E per questo è stata chiamata Maria Francesca Lallai, che, appena ha iniziato a esaminare la situazione, è stata oggetto di minacce. Ma il lavoro è continuato e i risultati sono arrivati. «C’è stato un calo netto delle nuove istanze presentate al tribunale» fa notare il procuratore capo di Foggia, Vincenzo Russo. Che snocciola i dati: «Tra il 1º gennaio e la data del sequestro dei fascicoli, erano state presentate 10 mila nuove istanze per questioni salariali. Subito dopo il 19 luglio 2010 si è avuta una diminuzione del 90 per cento». Non solo: «Alcuni avvocati hanno rinunciato agli atti del giudizio per 14 mila posizioni» aggiunge il magistrato che segue l’inchiesta insieme con il sostituto procuratore Ludovico Vaccaro. I due hanno anche individuato un ulteriore diffuso fenomeno di truffe ai danni dell’Inps, ma l’indagine è ancora coperta dal segreto istruttorio.

In questa brutta storia protagonista non è solo Foggia. A Bari svariati medici che facevano parte di una commissione che doveva stabilire l’invalidità civile sono a giudizio, a vario titolo, perché avrebbero attestato l’handicap in una circostanza senza visitare la paziente, in altre in assenza del presidente o di altri esperti. In ogni caso hanno comunque incassato gli onorari. Questa inchiesta è scattata in seguito ad alcuni controlli del comandante della polizia municipale, Stefano Donati, sui titolari dei contrassegni per il parcheggio gratuito ai portatori di handicap. Un’informativa dei vigili rivela che «almeno il 40 per cento dei contrassegni» era stato rilasciato a falsi invalidi e a persone che non ne avevano diritto. Oggi le richieste di rinnovo sono esaminate dal Ctu, il perito del tribunale, prima di essere approvate.

E un nuovo rebus è all’esame degli investigatori: è possibile che un invalido riceva l’indennità di accompagnamento e abbia, nel contempo, la patente di guida B? Verifiche, in sordina, sono estese ai medici che nelle autoscuole hanno rilasciato i certificati.

A Lecce l’ultimo filone investigativo riguarda l’evasione sistematica dei contributi all’Inps: la Guardia di finanza, guidata dal colonnello Patrizio Vezzoli, ha scoperto 182 milioni di euro non pagati in 10 anni da parte di 1.229 aziende. E poi ci sono le pensioni riscosse a nome dei defunti: 850 persone denunciate solo nel Salento. Nelle tasche degli eredi di tutta la Puglia sono finiti ben 6 milioni, 3 dei quali, però, rientrati nelle casse dell’Inps attraverso un piano straordinario di recupero crediti.

Un’azione capillare. A una donna, per esempio, è stata chiesta la restituzione dei sussidi incassati per conto del marito invalido, scomparso in circostanze inspiegabili 10 anni fa. Quando il tribunale ne ha dichiarato la morte, l’Inps ha chiesto il recupero almeno dell’indennità di invalidità intascata per 10 anni.

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Il 17 Aprile 2011 alle 17:49 » Falsi pensionati e falsi invalidi in Capitanata:tiro assegno sull’INPS DauniaCom.it La Provincia di Foggia on line ha scritto:

[...] Falsi pensionati e falsi invalidi in Capitanata:tiro assegno sull’INPS 17 04 2011 Segnaliamo l’articolo della giornalista Maria Pirro pubblicato sul sito della rivista PANORAMA relativo ad un numero abbastanza singolare presente al Tribunale di Foggia dove sono si concentra il 60% del contenzioso per prestazioni agricole dell’Inps.Clicca qui per leggere l’articolo >>>>>>>>>>>>>>>&… [...]

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