Per Les Echos su Parmalat è l’Italia in malafede

La sede di Lactalis a Laval in Francia (EPA/PHILIPPE CHEREL)

La sede di Lactalis a Laval in Francia (EPA/PHILIPPE CHEREL)

Non c’hanno girato tanto attorno quelli de Les Echos, principale quotidiano finanziario transalpino: gli italiani sulla questione Parmalat sono in malafede, scrivono. Punto. Persino considerando gli sgarri subiti dalle nostre imprese Oltralpe: la mancata acquisizione di Suez nel 2006 da parte di Enel, quando Dominique de Villepin spinse per il matrimonio con Gaz de France; e l’alleanza tra Sncf e Ntv (i treni di Montezemolo e Della Valle), per fare concorrenza a Trenitalia, che tra l’altro non riesce a far circolare i suoi treni in Francia.

Perché, pur ammettendo le interferenze dell’Eliseo in passato negli affari di società estere interessate a investire Oltralpe, in Francia, scrive il quotidiano parigino, «non esiste una linea Maginot nel settore privato». I provvedimenti dell’allora governo Villepin furono presi in un settore, quello energetico, che riguardava la difesa nazionale (ma allora, da questo punto di vista, le pressioni del nostro esecutivo per impedire la scalata di Edf a Edison sarebbero giustificate).

Anzi Guillaume Delacroix, corrispondente da Roma, si spinge a sostenere che il governo Fillon non avrebbe niente da dire, se oggi Parmalat venisse a comprare Lactalis. E, quindi, «vedere lo Stato francese dietro l’offensiva di Lactalis su Parmalat è pura fantasia» (Lactalis, tra l’altro, in un comunicato sostiene che l’ingresso nel capitale del gruppo di Collecchio non può essere considerato come un’acquisizione del controllo).

Ma a Roma, dopo lo shopping francese sul lusso italiano, l’affaire Parmalat e Edison, hanno cominciato a pensarla diversamente. E così il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al ministero dell’Economia per attivare strumenti di finanziamento e capitalizzazione mirati ad assumere partecipazioni in società di interesse nazionale sia in termini di strategicità del settore sia di livelli occupazionali. E tra queste, si legge nella nota di Palazzo Chigi, Parmalat è inclusa nella casistica, nell’attesa che una cordata italiana (i nomi trapelati sono Granarolo e Ferrero) rimetta il tricolore nell’azienda di Collecchio. Difficile comunque prevedere chi vincerà questa decennale disputa franco - italiana. Di sicuro sappiamo chi ne uscirà ammaccato: il mercato.

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