
A quasi un mese dal disastro di Fukushima, in un momento in cui le centrali nucleari danneggiate da terremoto e tsunami non sono ancora state stabilizzate e i livelli di radioattività continuano ad aumentare, il dibattito sul futuro energetico del pianeta non si placa. E’ vero che bisognerà decidere al più presto se il nucleare rappresenta ancora uno strumento valido per garantire la copertura energetica, se le nuove tecnologie atomiche possono essere considerate sicure e soprattutto se le norme che disciplinano l’utilizzo del nucleare possono essere ancora considerate valide, ma oltre ai problemi legati alla sicurezza è opportuno valutare in maniera concreata quali potrebbero essere le realistiche alternative al nucleare.
Ci troviamo oggi in una condizione in cui gli stati hanno bisogno di garantirsi una fornitura energetica adeguata per soddisfare le esigenze della popolazione e per assicurare un’adeguata crescita economica, senza dimenticare la necessità di ridurre le emissioni di carbonio per tenere sotto controllo il tasso di inquinamento del pianeta. Un insieme di priorità difficile da seguire contemporaneamente e che, soprattutto, lascia pochissime alternative.
Del resto, nonstante la tragedia delle marea nera nel Golfo del Messico, le attività di trivellazione riprenderanno fra pochi mesi, e anche relativamente al nucleare giapponese, nonostante il Premier Naoto Kan abbia garantito che i reattori di Fukushima verranno dismessi, è molto difficile che un paese che non ha fonti energetiche alternative disponibili possa scegliere di abbandonare definitivamente l’energia atomica.
E’ vero che gli Stati Uniti hanno deciso di tagliare di un terzo le importazioni di petrolio per sostituirle con fonti rinnovabili e nucleare, Italia e Cina hanno scelto di attendere un anno prima di decidere se vale la pena costruire nuove centrali, ma in generale sembra che dopo Fukushima il movimento anti-nucleare sia destinato ad avere minore successo rispetto al periodo post Chernobyl.
Le scelte del futuro, quindi, più che dalla paura sembra saranno dettate soprattutto da esigenze economiche concrete. Senza dimenticare che le alternative al greggio come l’energia atomica, le fonti rinnovabili, ma anche il petrolio nascosto sotto la sabbia o il gas naturale allo stato liquido sono tutte estremamente costose. Ma se già nel medio periodo saranno disponibili meno rifornimenti energetici e questi ultimi saranno venduti a prezzi più alti, l’unica vera alternativa capace di soddisfare le priorità del pianeta sembra essere quella di costruire un nuovo modello di società post-industriale che dipenda meno dall’energia. Un’impresa in cui, forse, potrà avere successo il Giappone, ma non il resto del mondo. Che quindi non potrà che continuare a considerare il nucleare come una tra le tante risorse di cui può disporre il pianeta.
- Lunedì 4 Aprile 2011
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Commenti
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Il 4 Aprile 2011 alle 16:54 zaphod ha scritto:
il 3 marzo 2011,il decreto romani ha cancellato retroattivamente impegni triennali assunti dal governo solo pochi mesi prima, spingendo le banche a chiudere il rubinetto del credito per le opere in corso, compromettendo la stabilità di oltre 150 mila famiglie e fermando i cittadini che avevano attivato le procedure per installare un impianto fotovoltaico.
Bisognerebbe valutare meglio quelle che sono le energie rinnovabili, invece si fa di tutto per affossarle.
Firmiamo tutti l’appello per la sospensione del decreto-romani:
http://www.sosrinnovabili.it/a.....ppello.htm
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