
Il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria (AFP PHOTO/Lewis Whyld)
Al netto della nostalgia della grande industria e finanza di Stato, quando l’Italia competeva alla pari con Francia, Gran Bretagna e Germania, ora la situazione è più o meno questa: il nostro Pil, stando alle stime dell’Ocse, nel primo trimestre del 2011 cresce dell’1,1%, la media del G7, ovvero i paesi più industrializzati, del 3,7%.
In dettaglio: escluso il Giappone, causa terremoto, fuori dalla Ue si va dal 5,2% del Canada al 3,1% degli Stati Uniti; i nostri maggiori partner europei, invece, viaggiano sopra il 3% (Germania 3,7; Francia 3,4; Regno Unito 3). «L’Italia sta migliorando, insieme agli altri Paesi del G7», ma ha un tasso di crescita inferiore agli altri a causa di «problemi strutturali», ha spiegato il capo economista Ocse, Pier Carlo Padoan. Cioè? Scarsa capacità di innovare, costi amministrativi troppo elevati, costo del lavoro troppo elevato, un sistema di imprese troppo piccolo, che quindi investe meno in innovazione. A questo si aggiunge il problema della disoccupazione (8,4% a febbraio).
Un sistema che, tra l’altro, fatica a riprendersi: le richieste di cassa integrazioni, secondo l’Inps, a marzo sono salite del 45% rispetto a febbraio. La domanda sorge spontanea: fino a quando ci accetteranno ancora nel G7?
- Mercoledì 6 Aprile 2011
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