
La formazione, secondo gli esperti, è uno dei fattori chiave per l'innovazione delle imprese
Quanta formazione si fa nelle aziende italiane? Negli ultimi anni sempre meno: la crisi internazionale ha portato le aziende, soprattutto le Pmi, a ridurre l’investimento in corsi di formazione, diminuiti di un terzo nel 2009 rispetto all’anno precedente.
In tutto, stando al rapporto sulla Formazione continua che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e Isfol, sono stati avviati 9.800 progetti di formazione nel 2009, che hanno coinvolto 1 milione 288 mila lavoratori. In questo contesto, emergono in primo piano i Fondi interprofessionali, che si basano sul versamento volontario da parte delle imprese di una quota di contributi all’Inps, destinati alla formazione presso un fondo indicato dall’impresa stessa. In Italia dal 2001 ne sono stati istituiti 18, che nel corso del biennio 2009 - 2010 hanno visto lo stanziamento di 670 milioni di euro, di cui 135 destinati a supportare le aziende maggiormente colpite dalla crisi. Panorama.it ha sentito due esperti del settore per capire perché questi fondi siano ancora sottoutilizzati.
Sergio Carbone,
direttore generale Projectland Srl:
«Il termine “finanziato” evoca ancora presso le imprese burocrazia, lungaggini, rischi connessi con l’ottenimento delle risorse che in genere giungono all’impresa a titolo di rimborso a fronte di investimenti già effettuati e, quindi, a seguito di esposizioni finanziarie più o meno importanti. Per le imprese più piccole, poi, giocano un ruolo decisivo fattori di natura organizzativa legati al fatto di non disporre di funzioni dedicate alla formazione in grado di attivare e seguire tutto l’iter o più semplicemente di farsi affiancare da consulenti esperti. Succede anche che le imprese aderiscano ai Fondi ma non utilizzino le risorse per carenza di informazioni».
Giampaolo Rossi, esperto di comunicazione pubblicitaria e formazione di top manager, blogger di Panorama.it: «Il problema è più sentito nelle Pmi, perché le persone mentre sono in formazione non producono. E nelle realtà piccole, dai 15 - 20 dipendenti, toglierne 6 per farli seguire un corso di formazione diventa problematico. E chi si occupa di formazione tende a organizzare corsi con più ore possibili, perché fattura in base alle ore fatte. Ecco perché la parola d’ordine dovrebbe essere fare poche cose, ma mirate. La formazione poi riguarda non solo i dipendenti, ma anche l’imprenditore: deve migliorare l’approccio relazionale esterno, con clienti e fornitori, ma anche interno. Il padre padrone, al giorno d’oggi, non funziona più, perché i dipendenti non sono motivati solo dallo stipendio, ma anche dall’ambiente di lavoro. E dove si sta bene, si produce di più».
- Giovedì 7 Aprile 2011
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