Il canguro è servito: l’export australiano in Cina non punta più solo sull’acciaio

(Credits: Bernd Wstneck/dpa)

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Pechino ha sempre considerato l’Australia un paese ideale da cui importare risorse energetiche e materie prime in generale. In un secondo momento Camberra si è resa conto che la Repubblica popolare sarebbe potuta diventare un ottimo mercato anche per l’esportazione di prodotti agricoli e alimentari in generale. E data l’abitudine cinese a consumare senza problemi carni poco ortodosse, come quelle di cane, tartaruga, coccodrillo, scimmia e gatto, gli australiani hanno pensato bene di vendere ai cinesi anche quella di canguro

Lo scorso anno la Repubblica popolare ha superato il Giappone come principale partner commerciale dell’Australia: da Pechino dipende il 21% delle esportazioni totali della nazione, e il governo è consapevole che senza il suo contributo la crisi finanziaria internazionale avrebbe pesato molto di più sugli equilibri economici interni.

Nonostante i vantaggi “ambientali” della carne di canguro, le vendite all’interno dei confini nazionali non sono aumentate in maniera significativa. Anzi, da quando le importazioni russe sono calate il settore è entrato in crisi. Relativamente ai vantaggi degli allevamenti di canguri, è interessante ricordare che un gruppo di ricercatori dell’Università del Galles ha scoperto che diminuendo il consumo di carne bovina ed ovina a favore di quella di canguro sarebbe possibile ridurre la quantità di emissioni inquinanti. Questo perché i canguri non sono ruminanti e producono una quantità inferiore di gas serra. Solo in Australia, entro il 2020, una riduzione del 30% di ovini e bovini insieme ad un aumento dei canguri dagli attuali 34 milioni di esemplari a 175 milioni permetterebbe di mantenere stabile la produzione di carne ma ridurrebbe le emissioni di gas serra di 16 milioni di tonnellate, circa il 3%, con un risparmio di 400 milioni di euro. 

Ma gli animalisti non sono d’accordo, perché considerano il canguro una specie da proteggere. Lo stesso vale per gli australiani, che riescono a vederlo solo come il simbolo della nazione. Ecco perché non stupisce scoprire che solo il 14,5% degli austaliani consuma consapevolmente carne di canguro. Ma i cinesi potrebbero pensarla diversamente, tant’é che appena qualche mese fa un gruppo di esperti è stato inviato in Australia a valutare la sicurezza degli allevamenti di questi animali. E molto probabilmente fra pochi mesi nei menù cinesi compariranno anche nuove prelibatezze a base di canguro.

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