Soldi e fiducia: anche il senso civico dipende dal denaro

Monete da un euro (ANSA/CLAUDIO ONORATI)

Monete da un euro (ANSA/CLAUDIO ONORATI)

Chi vive in paesi ricchi e dove, soprattutto, il tasso di disuguaglianza è molto basso, si fida di più del prossimo. L’Organizzazione per la Coperazione e lo Sviluppo Economico ha calcolato che sono i danesi ad avere più fiducia negli altri, mentre all’ultimo posto della classifica ci sono i cileni. Dopo la Danimarca si piazzano Norvegia, Finlandia, Svezia, Olanda e Svizzera. Prima del Cile ci sono invece Turchia, Messico, Portogallo e Grecia.

Anche se è difficile stabilire un rapporto causa-effetto tra benessere diffuso e fiducia, non è possibile sottovalutare questa correlazione. Secondo gli economisti dell’OECD, in un ambiente in cui c’è fiducia è più facile stimolare un’attività economica vivace, e una minore disparità a livello di reddito può favorire lo sviluppo di un più forte senso della comunità, mentre per altri la fiducia se la possono permettere solo le nazioni più ricche.

Tom W. Smith, direttore del Centro per lo Studio di Società e Politica dell’Università di Chicago, ha spiegato che l’avere un reddito più alto e il posizionarsi molto al di sopra delle linea di povertà implica spesso una maggiore predisposizione ad essere più generosi, che spesso aumenta il senso di fiducia verso il prossimo. Quando invece il reddito è molto basso, essere aperti e disponibili può diventare difficile, e non solo per una mancanza di volontà. In generale, è comunque evidente che la ricchezza in valore assoluto è molto meno importante del tasso di diseguaglianza in una società. Ecco perché per calcolare il livello di fiducia nel prossimo è opportuno fare riferimento a quest’ultimo dato. A dimostrarlo è il caso degli Stati Uniti: sono un paese molto ricco ma si piazzano comunque nella seconda metà della classifica solo per le fortissime disparità di reddito.

Commenti

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Il 24 Aprile 2011 alle 17:56 yahuwah ha scritto:

Certo che di barzellette ne raccontate.

La Libia di Gheddafi aveva offerto a tutta l’Africa trilioni di dollari per lo sviluppo, ora sappiamo che USA, Gran Bretagna, Francia e Italia la vogliono sabotare.
I 30 miliardi di dollari congelati dal signor Obama appartengono alla Banca centrale libica ed erano stati stanziati come il contributo libico a tre progetti chiavi nella Federazione Africana – la Banca africana di investimento di Syrte Libia, l’istituzione nel 2011 del fondo monetario africano con sede a Yaounde con un fondo di capitale di 42 miliardi di dollari nella Banca centrale della Nigeria che quando si inizia a stampare moneta africana squillerà la campana a morte per il franco CFA attraverso cui Parigi è stata in grado di trattenere alcuni paesi africani nella miseria piu assoluta negli ultimi cinquant’anni. È facile capire l’ira francese contro Gheddafi.
Si prevede che il fondo monetario africano vada totalmente a soppiantare le attività africane del fondo monetario internazionale che, con solo 25 miliardi di dollari, è stato in grado di portare un intero continente in ginocchio e renderlo inghiottito nella discutibile privatizzazione come costringendo i paesi africani per passare dal pubblico ai monopoli privati dei soliti criminali di guerra. Non sorprende quindi che il 16-17 Dicembre 2010, gli africani hanno respinto all’unanimità i tentativi dei paesi occidentali di entrare nel fondo monetario africano, dicendo che era aperto solo alle nazioni africane.
È sempre più evidente che dopo la Libia, la coalizione occidentale andrà dopo in Algeria, perché oltre alle sue risorse di energia enorme, il paese ha riserve di liquidità di circa 150 miliardi di euro. Questo è ciò che attrae i paesi che stanno bombardando la Libia e tutti hanno una cosa in comune: sono praticamente in bancarotta.
Gli Stati Uniti da solo, ha un debito di vacillamento di $US14, 000 miliardi, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno un disavanzo pubblico di 2000 miliardi di dollari rispetto a meno di 400 miliardi di dollari di debito pubblico per 46 paesi africani combinati insieme!!!.
Incitando le spurie guerre in Africa, nella speranza che questo dovrà rivitalizzare le loro economie che stanno affondando sempre di più, si affretterà a un definitivo declino occidentale che in realtà è avvenuuto all’inizio nel 1884 durante la famigerata conferenza di Berlino .
Come l’economista americano Adam Smith predetto nel 1865, quando ha sostenuto pubblicamente Abraham Lincoln per l’abolizione della schiavitù:

” l’economia di un paese che si basa sulla schiavitù dei neri è destinata a scendere nell’inferno il giorno che quei paesi risveglieranno “.

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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