
Il logo del gruppo francese Lactalis (AP Photo - Lactalis)
La politica toglierà, forse un giorno, le mani dal caso Parmalat? E’ lecito chiederselo. Anzitutto perché Lactalis, al di là delle polemiche delle scorse settimane e del quadro normativo non certo favorevole (i bastoni tra le ruote messi dal ministero dell’Economia in nome della strategicità del settore ), ha spiazzato tutti nel giorno del vertice tra Berlusconi e Sarkozy, in cui sul piatto tra gli altri temi, oltre a Schengen, immigrazione e Libia, c’era appunto la scalata dell’azienda Transalpina (principale azionista) al gruppo di Collecchio. Il colpo di scena? Un’opa sulla totalità del capitale ancora non in suo possesso.
Un’offerta coi fiocchi a 2,6 euro per azione che, stando al comunicato Lactalis, incorpora un premio del 21,3% circa rispetto al prezzo di Borsa delle azioni Parmalat degli ultimi 12 mesi e, inoltre, del 33,6% rispetto all’enterprise value per azione degli ultimi 12 mesi. I francesi, poi, hanno detto che il piano di sviluppo rispetterà l’italianità di Parmalat, mantenendo la sede a Collecchio e salvaguardando posti di lavoro e filiera italiana del latte. Il titolo, manco a dirlo, a Piazza Affari è schizzato verso l’alto (+11% a metà seduta verso il prezzo Opa).
L’umore degli stakeholders italiani, invece, è caduto in basso: Susanna Camusso, leader della Cgil, ha storto il naso, attribuendo al governo la colpa di non aver incentivato una politica industriale in difesa del made in Italy; i consumatori hanno chiesto una contro Opa tricolore. Ma il costo da sfidare per il controllo di Parmalat ora è salito a 4,5 miliardi. E quindi: si riuscirà a trovare in poco tempo una cordata di investitori italiani (l’Opa di Lactalis avrà una durata di quattro settimane) che si accordino sul da farsi? Difficile dirlo. La Borsa, poi, non ci crede affatto. E intanto, la politica sembra defilarsi dall’affaire. Berlusconi ha detto di non considerare l’Opa di Lactalis ostile. Sarkozy (era al corrente dell’Opa?) ha aggiunto che la proposta francese è quella di unirsi per creare grandi gruppi franco - italiani. E che Tremonti e Lagarde troveranno una soluzione assieme. Speriamo, anche se spesso la cosa migliore è lasciar fare il mercato.
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- Martedì 26 Aprile 2011
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