
Ofunato, Giappone due uomini cercano di aprire una cassaforte spazzata via insieme al loro ristorante (AP Photo/Matt Dunham)
Il Giappone non riparte. E le previsioni per il futuro della seconda (o terza, dipende da se si calcola la ricchezza cinese in termini relativi o assoluti) potenza economica mondiale diventano sempre più pessimistiche.
Il Parlamento ha approvato all’unanimità il bilancio d’emergenza di 4 trilioni di yen, pari a 48,5 miliardi di dollari, per la ricostruzione post terremoto e tsunami. Questa nuova somma verrà utilizzata per finanziare la costruzione di alloggi temporanei per chi è rimasto senza casa e per dare un sostegno a imprenditori commercianti in crisi. Le difficoltà maggiori, infatti, le stanno affrontando le piccole e media imprese, ed è purtroppo in aumento -oggi circa cinquanta- il numero di aziende costrette a dichiarare bancarotta. Anche perché le conseguenze del terremoto di marzo non hanno interessato solamente le aree maggiormente colpite dalla catastrofe per motivi di prossimità geografica, ma l’intero paese, nei settori apparentemente più improbabili. Esattamente il contrario di quanto era successo nel 1995 dopo il sisma di Kobe, quando l’85% delle aziende in difficoltà -su un totale di 256 costrette a dichiarare bancarotta- era stato localizzato nell’area di Kansai, quella direttamente colpita dalle scosse.
Il settore dell’intrattenimento, ad esempio, è stato costretto a cancellare una lunga serie di spettacoli perché i protagonisti, per paura di una contaminazione radioattiva, hanno invalidato i contratti. Non va meglio per il turismo -gli stranieri hanno paura, mentre i giapponesi, per solidarietà nei confronti di chi non è ancora tornato a una vita normale, non si concedono vacanze, ma nemmeno per il settore manifatturiero, che fatica ad approvvigionarsi di pezzi di ricambio e semilavorati. Anche per i prodotti agro-alimentari i mercati di sbocco sono sempre di meno, e tutte queste difficoltà non fanno altro che alimentare il pessimismo.
Per evitare il tracollo, alcune banche hanno iniziato a offrire prestiti a tasso zero, ma i dati economici al momento restano impietosi: la produzione industriale è ai minimi storici dal 1953 (-15%), i consumi sono calati dell’8,5%, gli immobili hanno perso, in media, il 2,4% del loro valore, e la Banca del Giappone ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita: 0,6%, molto al di sotto dell’1,4% stimato dal Fondo Monetario Internazionale.
“Per fortuna” almeno Kaoru Yosano, ministro dell’Economia, vuole rimanere ottimista, sottolineando che non tutte le speranze (di una prossima ripresa) sono andate perdute: per i giapponesi far ripartire la crescita “è una questione di vita o di morte“, e la popolazione vincerà questa sfida in tempi relativamente rapidi perché le fabbriche continueranno per mesi a “lavorare giorno e notte“. Ma Yosano è lo stesso ministro che, subito dopo il sisma, aveva dichiarato al Financial Times che il terremoto “non avrebbe avuto un impatto significativo sull’economia nazionale”. E senza energia, materie prime, semilavorati e mercati di sbocco sempre disponibili è sempre più difficile credergli.
- Giovedì 28 Aprile 2011
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Commenti
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Il 28 Aprile 2011 alle 18:32 anna.one ha scritto:
I giapponesi ce la faranno, conosciamo tutti il loro dinamismo ed etica, mentre i chinese potranno forse sorpassare tutti ed essere i primi in classifica ma sappiamo come..ora stanno rubando anche la terra della Russia!!
http://english.pravda.ru/russi....._russia-0/
da Pravda, nondimeno!
Il 1 Maggio 2011 alle 15:30 hybris7 ha scritto:
Il solito articolo per metà lacrime di coccodrillo e per metà grondante malcelata soddisfazione per le difficoltà altrui scritto dal classico pennaiolo a cui un direttore (si fa per dire…) consente di imbrattare le pagine di un giornale (in questo caso telematico) con le proprie scemenze invece di pulire i cessi sui treni (che ne trarrebbero tanto giovamento…)
Il 3 Maggio 2011 alle 10:24 claudia astarita ha scritto:
hybris7, questo articolo non vuole ne’ compiangere ne’ godere delle difficolta’ giapponesi, ma solo aggiornare i lettori interessati in merito alle difficolta’ che questo paese si trova ad affrontare a quasi due mesi dalla tragedia del terremoto. Senza offendere nessuno.
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