
Spagnoli in piazza contro il governo (Credits: AP Photo/Victor R. Caivano)
Non è la prima volta che la Spagna dimostra di avere qualche difficoltà a gestire le conseguenze della crisi economica internazionale. Abbiamo già scritto che una delle ragioni che spingono la nuova maggioranza nazionalista finlandese a tentennare sull’approvazione del piano di risanamento europeo per il Portogallo da 78 miliardi di euro è proprio la paura che Bruxelles possa trovarsi presto costretta a soccorrere anche Madrid, in una fase in cui, alla luce degli aiuti già stanziati, non potrebbe più permetterselo.
A conferma di questi timori ci sono gli aggiornamenti sull’andamento economico della Spagna, che parlano di una disoccupazione in continuo aumento, con i senza lavoro spagnoli che potrebbero presto raggiungere la cifra record di cinque milioni, pari a più del 20% della popolazione attiva. Una stima che ha costretto il ministro dell’Economia Elena Salgado a ritoccare le previsioni di crescita per il 2012 al 2,3% del Pil e al 2,4 per il 2013, in calo, rispettivamente, dello 0,2 e dello 0,3%. Non solo: sono in pochi ad aspettarsi una ripresa sul fronte dell’occupazione entro la fine dell’anno, perché, nella migliore delle ipotesi, i prossimi sei mesi porteranno solo a una stabilizzazione sul mercato del lavoro.
Qualche mese fa è stata data la notizia di tanti medici, insegnanti, infermieri, tecnici e ingegneri spagnoli e disoccupati alla ricerca di un nuovo impiego in Germania. E chi frequenta ancora l’università si sta dando da fare a imparare almeno una lingua straniera, certo che il proprio futuro professionale non sarà in Spagna. O almeno non per ora.
Un trasferimento di massa che ricorda a molti l’immigrazione delle famiglie più povere della Spagna rurale verso il nord Europa: nel 1965 si spostarono circa 80.000 persone, quattro anni dopo altre 100.000. Anche se, ora, a trasferirsi sono i più giovani e i più qualificati: almeno 110.000 dall’aprile del 2008 ad oggi. E se si considera la scarsa propensione degli spagnoli a spostarsi all’estero, è evidente che sono sempre di più quelli convinti che il loro paese non possa più garantire un futuro professionale stabile e soddisfacente.
Come se non bastasse, la situazione sta progressivamente peggiorando anche per i lavoratori meno qualificati, sia spagnoli che non. E gli immigrati che giorno dopo giorno si ritrovano senza lavoro, non potendo rinnovare il permesso di soggiorno, sono “invitati ad andarsene“. Il loro tasso di disoccupazione supera oggi il 32%, e il numero degli “irregolari improvvisi” -vale a dire coloro che smettono di essere in regola proprio in conseguenza al licenziamento-, secondo la Caritas potrebbe arrivare a 800.000 unità.
- Giovedì 5 Maggio 2011
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Commenti
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Il 7 Maggio 2011 alle 3:07 texmex71 ha scritto:
Per un attimo mi e´sembrato che parlassero dell´italia.Pero´no dai,da noi le cose vanno nettamente meglio.Nessun giovane professionista si sognerebbe mai di studiare una seconda lingua per poi tentar la suerte in Europa.In quanto agli immigrati poi…
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