Fmi e debito: anche Italia e Belgio rischiano il contagio

Sciopero generale ad Atene contro le misure di austerity (Gerasimos Koilakos)

Sciopero generale ad Atene contro le misure di austerity (Gerasimos Koilakos)

Nel suo rapporto regionale sull’Europa, il Fondo monetario internazionale ha messo in guardia il Vecchio Continente sul fatto che il rischio contagio sul piano del debito resti elevato non solo per Irlanda, Grecia e Portogallo, ma anche per Spagna e, apparentemente, Italia e Belgio. Per la Banca centrale europea, invece, va assolutamente tenuta sotto controllo l’inflazione, che anche nei prossimi mesi rimarrà al di sopra della soglia del 2%.

Il problema più urgente da afforntare resta comunque quello ellenico, per risolvere il quale sarebbe pronto un nuovo pacchetto di aiuti da, sembra, 60 miliardi di euro. Quanto basta per rassicurare, almeno momentaneamente, i mercati e confermare che la moneta unica europea non è affatto in pericolo. All’Ecofin del prossimo 16 maggio i ministri finanziari dell’eurozona si ritroveranno quindi a discutere non solo del piano di salvataggio per il Portogallo, ma anche di questo nuovo pacchetto destinato ad Atene il cui valore effettivo, spiega lo stesso Olli Rehn, commissario UE agli Affari economici e monetari, verrà reso pubblico al più presto.

Anche se Unione Europea e Banca centrale Europea dimostrano di voler fare tutto il possibile per scongiurare un avvitamento della crisi del debito ellenico e aiutare Atene a resistere agli attacchi della speculazione, il Nobel all’Economia Paul Krugman ha messo in guardia il Vecchio Continente spiegando che la situazione greca “più a lungo resta irrisolta, minore è la speranza che il paese sia in grado di rimanere nell’area euro”.

Nel frattempo, mentre una missione europea e del Fondo monetario si trova ad Atene proprio per valutare lo stato attuale dell’economia locale, verificare l’attuazione del piano di austerity e chiedere nuove privatizzazioni e riforme, si vocifera che i 60 miliardi di euro, se approvati, serviranno a coprire le esigenze del paese fino al 2013, dimostrando che, evidentemente, il prestito di 110 miliardi approvato solo l’anno scorso e con il quale Bruxelles e il Fondo monetario hanno cercato di scongiurare il default greco non è stato sufficiente.

Se la prossima settimana l’interesse a concedere questo prestito straordinario verrà confermato, Bruxelles dimostrerà per l’ennesima volta di essere contraria alla ristrutturazione del debito ellenico, una manovra che gli esperti dell’Unione giudicano rischiosa e inopportuna sia dal punto di vista degli investitori internazionali, sia per la tenuta economica e sociale del paese.

Intanto, in una Grecia stremata da tre anni di crescita negativa, per la decima volta da marzo 2010 la popolazione esasperata è scesa in piazza per testimoniare quanto il paese continui ad essere in difficoltà. L’intera nazione è consapevole che senza nuovi aiuti il governo non riuscirà a pagare ne’ i bond in scadenza ne’ gli stipendi, anche perché in un clima di forte recessione e altissima disoccupazione ha ricominciato a fare capolino l’evasione, tanto da far calare le entrate fiscali del 2011 del 9,2%, quando erano invece state stimate in aumento dell’8,5%. Una situazione, questa, che non fa che confermare il pessimismo di Krugman.

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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