Dottor John Elkann e Mister James Murdoch: i due rampolli a caccia della formula giusta


Dottor John Elkann e Mister James Murdoch: i due rampolli a caccia della formula giusta

di Ugo Bertone

Sono già sulla linea di partenza. In pole position, come impone il loro destino di numeri uno: John Elkann, 35 anni, presidente di Fiat ed Exor, capo riconosciuto del clan Agnelli; James Murdoch, che di anni ne compirà 39 il prossimo 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, il terzo dei sei figli di Rupert che, salvo sorprese improbabili, ha ormai scavalcato i fratelli nella corsa alla successione, quando «lo Squalo», oggi ottantenne, abdicherà. Ancora giovani, almeno secondo i parametri di casa nostra, dove per fare business sembra necessario essere entrati nella fascia degli anta. Ma già pronti per correre, nel circuito del turbocapitalismo, il grand prix che li promuoverà, in caso di successo, nel gotha di chi conta per davvero nel palcoscenico della finanza globale. Ma prima la premiata ditta J&J, ovvero John and James, dovrà riuscire a mandare in pensione Bernie Ecclestone, ottuagenario padre padrone della F1. Impresa mica facile perché, come ha commentato Niki Lauda che lo conosce bene, «non bisogna mai sottovalutare Bernie», coriaceo e dispotico figlio di un vecchio lupo di mare.

Ma non è nemmeno il caso di sottovalutare quei due, dice chi li conosce. Entrambi hanno la stoffa dei leader. Entrambi hanno morso il freno dietro ottimi maestri, da cui hanno imparato che, quando si profila l’occasione all’orizzonte, è il momento di osare. E l’occasione, parlando di F1, sembra fatta apposta per loro due. La formula che ha fatto ricco Ecclestone, dicono gli esperti, sembra avere perso smalto. Non a caso gli sponsor, i veri padroni del circo, guardano con sempre maggior interesse alle gesta dei centauri sulle due ruote, i nuovi idoli di giovani e giovanissimi, che cambiano canale quando sul video appare l’eterno Michael Schumacher. Forse è arrivato il momento di «modernizzare» la formula, come sostiene Elkann. Forse ha ragione lui, commenta Paul Betts sul Financial Times, visto che «il grand prix finanziario lanciato da Exor e Murdoch è senz’altro meno noioso di certe corse di quest’anno». Forse hanno ragione entrambi ad avere fiutato il business ideale per le rispettive scuderie.

Per James è l’occasione del colpo grosso, l’ultimo tassello per legittimare il suo potere su un impero che ogni giorno offre spettacoli, via tv, a 200 milioni di spettatori in 60 paesi. Ma la posta in gioco non è meno importante per John Philip, la F1 è l’ideale per plasmare la nuova Exor, così come piace all’erede dell’Avvocato che è finalmente leader in casa sua: una finanziaria che gioca nel mercato globale.

Chissà a chi dei due è venuta per primo l’idea. Le occasioni per parlarsi non sono mancate: qualche volta a Londra o più spesso ancora a New York, dove James è di casa mentre John Philip c’è addirittura nato. Conta, per capire il grado di intimità fra i due, rifarsi al periodo, per entrambi cruciale, del loro primo incontro, a cavallo tra il 2004 e il 2005.

Un momento chiave per la formazione dei due futuri leader: John, obbligato dagli eventi a bruciare i tempi della sua formazione per occuparsi dell’impero, orfano della guida del nonno e dello zio Umberto; James, appena incoronato, tra critiche feroci, alla guida della Bskyb e perciò impegnato a dimostrare al mondo di essere qualcosa di più di un raccomandato di ferro.

Hanno tante cose in comune John Philip detto «Yaki» e James. Tanto per cominciare un’infanzia con la valigia in mano, tipica della classe dirigente dell’economia globalizzata. James nasce a Wimbledon, nel Regno Unito, da genitori australiani, la madre Anna Maria, poetessa illustre dalle parti di Sydney e per 31 anni la seconda signora Murdoch, ma fin da subito fa la spola tra l’Australia, l’Inghilterra e gli Usa dove papà Rupert, nobile della corona di Sua maestà, ha preso la cittadinanza per aggirare la legge che proibisce agli stranieri di possedere tv negli States. John Philip, invece, lascia New York ancor prima della scuola dell’obbligo che frequenterà in Brasile prima, negli Usa poi, prima di frequentare il liceo scientifico a Parigi, dove prenderà il diploma al Victor Duruy, una scuola d’eccellenza. Un melting pot linguistico che spiega una certa timidezza quando gli capita di esprimersi in pubblico in italiano: ancor oggi, confessa agli amici, gli capita di pensare in francese e poi di tradurre mentalmente i concetti che vuole esprimere.

Certo, i due non si somigliano. Yaki, così serio e disciplinato che forse giovane non è stato mai. Così esemplare da non apparire vero. Non ha ancora vent’anni quando si trasferisce a Torino per iscriversi al Politecnico, da cui uscirà laureato a soli 24 anni. Mai una distrazione, salvo la scherma di mattina e lunghe telefonate a Lavinia, destinata a diventare sua moglie. Alla sera, invece della discoteca, frequenta un precettore d’eccezione, Cesare Romiti. D’estate s’infila la tuta da operaio nelle fabbriche di famiglia. Ma in incognito, a Birmingham, Inghilterra, poi a Tychi, la fabbrica modello in Polonia, e poi in Francia.

Tutt’altra musica per James, che avrebbe potuto far comunella con Lapo piuttosto che con quel secchione di Yaki. Va a Harvard, ma lì fa di tutto salvo che studiare: pubblica cartoon, promuove concerti, lancia una casa discografica online che papà Murdoch rileverà prima che fallisca. Gli amici dell’epoca stentano a riconoscerlo oggi, così a suo agio con le giacche Zegna e le scarpe Prada ai piedi. Ha appena smesso di portare l’orecchino quando papà Rupert lo mette all’opera nella nascente divisione digitale.

«Ti piace la cucina cinese?» chiede una sera al figlio via telefono. Detto, fatto. James, fresco sposo della bionda Kathryn, parte armi e bagagli alla volta di Hong Kong, per affrontare una missione impossibile: il risanamento di Star tv, un’emittente che perde 100 milioni all’anno. E James ha un’illuminazione: inutile perdere tempo con Pechino, puntiamo sull’India. È un trionfo, oggi Star tv è la corona più brillante dell’impero, con un giro d’affari di 1 miliardo che frutta 250 milioni di sterline di utili. E James scopre che c’è molto gusto nel business.

Attenti a quei due, già in piedi alle 6 del mattino e che non staccano prima delle 10 di sera. James, che ama lavorare in piedi, stacca solo per gli allenamenti in bici o, dopo il lavoro, per rilassarsi con il karate. Yaki ha smesso lo skeleton e non ha più tempo per accarezzare il sogno del giro del mondo con Silvio Soldini.

Entrambi sono sposatissimi. Yaki e Lavinia hanno due figli. Così come James e Kathryn, pure lei, come Lavinia, bionda naturale , che oggi lavora alla Clinton climate foundation, alle dirette dipendenze dell’ex presidente degli Stati Uniti.

Chissà quali saranno le prossime mosse, nella scalata verso la F1. I due ne parleranno in Toscana, ospiti  all’osservatorio dei giovani editori di Andrea Ceccherini. James, che la F1 preferisce organizzarla piuttosto che vincerla, incontrerà di nuovo John, che non dimentica di essere il padrone della Ferrari e il campionato lo vuole anche vincere ma che ha già in mente altri circuiti. Nel giro di un mese ha chiuso affari con Murdoch, ha fatto visita (da solo, senza Sergio Marchionne) a Warren Buffett e tratta con Carlos Slim, l’uomo più ricco del pianeta.

Altro che Mediobanca o Generali. Il nipote dell’Avvocato non ha tempo per le guerricciole domestiche: lui corre in un altro campionato.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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