Asia: luci e ombre nella lotta al riscaldamento globale

Inquinamento in Cina (Credits: LaPresse)

Inquinamento in Cina (Credits: LaPresse)

Per ragioni pratiche più che per motivi etici, l’Asia sembra essersi resa conto di non poter fare a meno di sfruttare le tecnologie verdi per garantirsi un futuro economicamente prospero ed energeticamente sicuro. A seconda delle esigenze nazionali, le nazioni d’Oriente hanno deciso di sfruttare le nuove tecnologie per uscire dalla recessione, per rilanciare l’economia interna, per evitare che l’attuale degrado non metta in pericolo la sopravvivenza stessa della popolazioni e la stabilità del paese e, non meno importante, per assicurarsi la copertura energetica di cui hanno bisogno. Anche perché, è importante ricordarlo, la popolazione asiatica continuerà a crescere a un tasso doppio rispetto a quello di Europa e Stati Uniti, mentre il tasso di crescita delle economie locali dovrebbe, complessivamente, rimanere quattro volte più alto della media occidentale. 

Ecco quindi che, ognuno con i propri mezzi e in base a specifiche priorità, tutte le nazioni orientali si stanno dando da fare per investire di più nelle tecnologie verdi. Ma gli scettici lamentano a ragione che si tratta solo di iniziative che difficilmente avranno un impatto di medio-lungo periodo e che, soprattutto, non riusciranno ad innescare uno sviluppo più virtuoso in quella che si è progressivamente trasformata nella regione più inquinata del pianeta.

Per quel che riguarda la Cina, ad esempio, dei 586 miliardi di spesa pubblica “extra” allocati per rilanciare l’economia, il 40% è stato destinato all’industria verde, con l’intento di raddoppiare il peso delle energie pulite portandole al 15% del totale entro il 2020. Le pressioni interne che hanno spinto il partito a sostenere questa virata ecologista sono fortissime: siccità, piogge acide, acqua e aria inquinate, per non parlare del numero di bambini nati con malformazioni riconducibili all’inquinamento, aumentate del 40% in soli cinque anni.

Tuttavia, il giudizio sulla serietà dell’impegno cinese nell’adottare sistemi energetici più puliti è viziato da un dato che non è destinato a subire significative modifiche: negli ultimi dieci anni le esigenze energetiche della superpotenza orientale sono state soddisfatte al 70% bruciando carbone. E nulla potranno mai cambiare pannelli solari e turbine se non verrà bandito l’utilizzo di quella che resta la risorsa più “sporca” attualmente disponibile. In effetti, un’analisi più puntuale delle ragioni che hanno portato, a partire dal 2008, alla chiusura di migliaia di fabbriche, mette in evidenza che più che per rispettare gli impegni “ecologici” presi a livello internazionale, tante aziende sono state costrette a chiudere i battenti perché inefficienti, per essere poi rimpiazzate da stabilimenti più grandi ma non necessariamente più “puliti”.

Non è di certo migliore la performance indiana, anche perché il Subcontinente è uno di quei paesi che senza un cospiquo finanziamento esterno difficilmente potrà partecipare alla corsa per il rinnovamento “ecologico” del parco tecnologico nazionale. E, in effetti, i progetti verdi approvati continuano ad essere molto più limitati dal punto di vista della scala e dell’impatto complessivo.

Un esempio emblematico è quello di Polygenta, un’azienda che grazie a capitali stranieri è riuscita a mettere a punto un sistema capace di estrarre fibre di poliestere dalle bottiglie di plastica, riuscendo in pochissimo a guadagnarsi il 6% del mercato. Ma al paese ecologicamente più arretrato dell’Asia non basterà sfruttare i rifiuti in maniera intelligente per ridurre le emissioni di carbonio. Considerando che solo per mantenere attiva la rete a cui si appoggiano i cellulari vengono bruciati due miliardi di litri di carburanti all’anno, è sempre più probabile che sarà l’India a prendere presto il posto della Cina nella classifica delle nazioni più inquinante del pianeta.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 18 Maggio 2011 alle 15:23 prestopd ha scritto:

Non so quale sia la soluzione migliore ma dobbiamo fare qualcosa per il nostro pianeta altrimenti qui colassa tutto.

PRESTITI INPDAP

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101