
Europa: ordini dell'industria in aumento (Credits: La Presse/Frank Herholdt)
Il prodotto interno lordo italiano crescerà dell’1,1% nel 2011 -un dato leggermente più basso rispetto all’1,3% calcolato lo scorso autunno, e dell’1,6% nel 2012. Sono queste le previsioni elaborate dall’Ocse e diffuse nell’ultimo rapporto semestrale sull’economia mondiale pubblicato oggi. La ripresa dell’Italia resta quindi ancora molto debole, e anche la situazione del mercato del lavoro non potrà che continuare a migliorare, ma con estrema lentezza, visto che l’iniziale aumento della domanda verrà assorbito dalla riduzione degli incarichi a tempo determinato, e la disoccupazione dovrebbe arrivare all’8,4% nel 2011 per poi scendere all’8,1% nel 2012. Grazie alla crescita positiva di quest’anno secondo l’ente parigino l’Italia dovrebbe anche riuscire ridurre il rapporto tra deficit e Pil, portandolo dal 5,3 al 3,9% entro la fine del 2011 e al 2,6% nell’anno successivo, rientrando quindi nei parametri previsti da Maastricht. Infine, l’inflazione crescerà dall’1,6% del 2010 al 2,4% del 2011, per calare all’1,7% nel 2012, “non appena diminuirà l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari”.
L’Ocse ha comunque messo in guardia l’Italia ricordando che questi successi potranno essere raggiunti solo continuando a tenere sotto controllo la spesa, migliorando il gettito fiscale e approvando un pacchetto di riforme capace di stimolare ulteriormente la crescita. Per quel che riguarda l’Europa, invece, secondo l’Ocse i paesi che sono stati costretti a chiedere aiuto all’Unione e al Fondo Monetrario per rimanere a galla hanno intrapreso con relativo successo la strada del consolidamento fiscale, anche se tutte queste economie continuano a rimanere deboli e il repporto tra debito e Pil è destinato ad aumentare ulteriormente, soprattutto nel caso portoghese. Complessivamente, nell’Eurozona il pil dovrebbe crescere del 2% sia nel 2011 che nel 2012.
L’andamento dell’inflazione dovrebbe invece rimanere sotto controllo a causa sia della lenta ripresa sia della debole domanda delle famiglie, a meno che non si verifichi l’ennesima impennata dei prezzi del petrolio e delle materie prime. Le esportazioni sono invece state previste al rialzo, un trend certamente positivo in funzione della riduzione del disavanzo commerciale. In generale, comunque, anche se le prospettive sono positive e la ripresa a livello mondiale dovrebbe continuare ad essere trainata dai mercati emergenti, sarebbe prematuro affermare che la crisi sia ormai stata superata. L’economia globale “sta uscendo dalla recessione”, hanno commentato gli analisti dell’Ocse, “ma non siamo ancora tornati al business as usual“.
Infine, convinto che il pil sia ormai un indice inadeguato per rappresentare il benessere di un paese, l’ente parigino ha deciso di mettere a punto un nuovo indicatore, il Better Life Index (Bli), che tiene conto di parametri diversi da consumi, investimenti ed esportazioni, gli indici più tradizionali della ricchezza di una nazione. I nuovi criteri identificati dall’Ocsa sarebbero quindi abitazione, reddito, lavoro, partecipazione civile, istruzione, ambiente, amministrazione, salute, soddisfazione personale, sicurezza ed equilibrio tra lavoro e privato. Una classificazione che svantaggia l’Italia, che si troverebbe al di sotto della media Ocse rispetto a quasi tutti i parametri, raggiungendo nelc omplesso il ventiquattresimo posto su trentaquattro, appena sotto a Israele, Slovenia e Repubblica Ceca e appena sopra Corea, Polonia e Grecia.
- Mercoledì 25 Maggio 2011
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Commenti
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Il 29 Maggio 2011 alle 11:56 pv21 ha scritto:
Tabu fiscale >
Di aumentare la tassazione immobiliare ora ce lo suggerisce anche l’Ocse.
Per Berlusconi si tratterebbe di un “grande esproprio”. Tremonti, che ha mutuato dal governo Sarkozy la legge “antiscalate”, non vuol sentir parlare del modello francese di “patrimoniale” sulle grandi ricchezze.
Consiste in un’imposta aggiuntiva (~1%) per le famiglie con una ricchezza “accertata” di almeno 1 milione di euro. Si prescinde dal reddito Irpef e la franchigia lieviterebbe pro quota con l’incremento del patrimonio.
Un esempio di possibile applicazione.
Una famiglia con abitazione da 600mila euro, seconda casa da 250mila euro e titoli finanziari per 250mila euro pagherebbe al mese un’imposta di circa 80 euro. Imposta che salirebbe sui 2800 euro per un patrimonio da 5 milioni di euro.
Detta “patrimoniale” riguarderebbe meno del 5% delle famiglie italiane e per l’erario sarebbe un extra gettito annuo di almeno una dozzina di miliardi di euro.
Risorse sufficienti per dare ossigeno all’economia.
A cominciare dalla rimozione di quella TAGLIOLA TRIBUTARIA che corrode il potere d’acquisto di dipendenti e pensionati …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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