
(Credits: Epa)
Mentre gli Stati Uniti continuano ad essere in difficoltà, la Cina si prepara ormai al sorpasso di quella che è stata fino ad oggi la prima economia del mondo. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, sul piano del benessere calcolato tenendo presente la parità del potere d’acquisto, Pechino batterà Washington nel 2016. Tuttavia, considerando la velocità a cui si sta riprendendo la Repubblica popolare e le difficoltà che per gli Stati Uniti sembrano diventare giorno dopo giorno insormontabli, questo storico avvicendamento potrebbe verificarsi anche prima.
Per comparare gli standard delle famiglie orientali e occidentali fare riferimento alla parità del potere d’acquisto è essenziale, anche se nell’elaborazione delle previsioni bisognerebbe tenere presente che esistono delle differenze sostanziali tra il paniere di consumi in funzione del quale viene calcolato il reddito statunitense e quello preferito dai cinesi. Inoltre, è evidente che la composizione di questo paniere varia molto più velocemente in un paese in via di sviluppo, con evidenti ripercussioni sulle stime future del reddito medio. E non vanno trascurate nemmeno le probabili oscillazioni del tasso di cambio.
Gli esperti che hanno stimato la data del sorpasso partendo dal presupposto che crescita, inflazione e oscillazioni nel valore della moneta rimarranno nel prossimo futuro in linea con i valori degli ultimi anni, vale a dire un tasso di crescita dell’economia dell’8% (Cina) e del 3% (Stati Uniti), un tasso di inflazione, rispettivamente, del 3,6 e 2%, e un apprezzamento dello yuan sul dollaro del 3% annuo, immaginano che la Repubblica popolare si affermerà come la prima economia del mondo al più tardi nel 2021, sostenuta da un Prodotto interno lordo di almeno 24 trilioni di dollari.
Tuttavia, se questi riferimenti possono essere credibili per Pechino che, pur dovendo far fronte a numerosissime difficoltà, resta un paese in via di sviluppo con potenzialità finanziarie e di forza lavoro tali da assicurare una crescita sostenuta quanto meno nel medio periodo, è più difficile avere la certezza che Washington riesca a tener fede a questa ipotetica tabella di marcia. Il settore dell’immobiliare è crollato del 33%, la disoccupazione non riesce a scendere sotto il 9%, un livello estremamente preoccupante se si ricorda che l’ultimo Presidente eletto quando il paese soffriva per una disoccupazione al 7,2% è stato Franklin Delano Roosevelt.
Questo non significa che Washington abbia perso le speranze: gli Stati Uniti continuano ad essere la principale economia del pianeta, con un mercato che ha già dimostrato in altre occasioni di avere sempre la forza, la capacità e il coraggio di risollevarsi anche nei momenti più difficili. Dispone poi di università di primissimo livello, e ha potenzialità tecnologiche e militari su cui il resto del mondo non può contare. Alcuni analisti, però, credono che la battuta d’arresto del 2011 possa aver segnato non un cambiamento che anticipa una successiva rinascita, ma la prima fase di una decadenza difficile da arrestare. E così come nel ‘900 il Regno Unito è stato surclassato dall’America, quest’ultima è destinata ad essere superata dalla Cina. Anche prima del previsto.
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- Giovedì 9 Giugno 2011
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Commenti
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Il 10 Giugno 2011 alle 9:56 prestopd ha scritto:
Ormai l’america è troppo in difficoltà..
L’unica cosa che mi fa molto strano è nei paesi asiatici è la mancanza di regole riguardo le persone…
c’è sempre una faccia della medaglia negativa per quanto riguarda dei risultati cosi sorprendenti…
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