- Tags: crisi-economica, declassamento, Default, Ecofin, euro, Grecia, proteste, rating, scioperi
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Dieci persone sono rimaste ferite durante gli scontri tra polizia e manifestanti ad Atene, riuniti davanti al Parlamento per protestare contro le nuove misure d’austerità che sono state discusse nell’aula. Alcune centinaia di giovani hanno infranto i vetri di un albergo di lusso della piazza e tolto dalla superficie stradale dei sampietrini, lanciandoli contro la polizia insieme a bombe incendiarie. Gli scontri hanno coinvolto anche le 25 mila persone che sfilavano pacificamente. I tavoli e le sedie fuori dai bar sono stati ribaltati ed è stato dato fuoco ai cestini della spazzatura. Gli agenti in assetto anti-sommossa sono stati costretti a reagire sparando gas lacrimogeni e usando i bus parcheggiati e le transenne per impedire ai dimostranti di circondare il Parlamento. A quanto sembra Papandreu avrebbe già offerto le proprie dimissioni per agevolare la formazione di un governo di unità nazionale.
Sempre più persone si chiedono se la Grecia riuscirà davvero a salvarsi. Dopo il declassamento di Standard & Poor’s al livello CCC, il rating peggiore del mondo, è infatti sempre più difficile credere che il default potrà essere evitato. Oggi più che mai il futuro di questa nazione sembra dipendere da cosa deciderà di fare l’Ecofin a fine mese, ovvero da se sarà possibile trovare un compromesso tra le posizioni di Germania -vuole prolungare il periodo previsto per il rimborso dei titoli- e Banca centrale -interessata a permettere ai creditori della Grecia di accendere nuovi finanziamnti al momento della scadenza di quelli già emessi. Anche se non tutti gli economisti sono d’accordo.
Per fortuna almeno Olli Rehn, il commissario europeo agli affari economici, è rimasto ottimista, e ha affermato in un’intervista pubblicata dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung che una soluzione comune è ormai vicina, visto che l’Unione sta lavorando attivamente a un piano che prevede, come proposto da Berlino, la partecipazione volontaria dei creditori privati.
Nel frattempo, anche se Atene è riuscita a guadagnare un po’ di tempo grazie agli aiuti messi a disposizione dal resto del continente, la situazione nel paese non è così tanto migliorata. Ed è sempre più probabile che le misure di austerità, che anche secondo il governatore della Banca di Francia Christian Noyer non potranno essere assolutamente ammorbidite se si vuole evitare di perdere definitivamente la fiducia degli investitori stranieri che, riducendo l’afflusso di capitali in entrata, renderebbero gli sforzi di risanamento ancora più gravosi, dimostreranno di essere insostenibili.
Secondo il docente di Harvard Dani Rodrick, fino a quando la domanda interna rimarrà depressa, le riforme strutturali previste dal governo, privatizzazione e liberalizzazione del mercato del lavoro e dei servizi, non basteranno a far ripartire la crescita. Atene dovrebbe trovare un modo per convincere la popolazione che l’austerità è il prezzo da pagare per creare un futuro migliore per l’intera nazione, non una misura adottata per soddisfare le richieste di creditori preoccupati.
Ma da questo orecchio l’intero paese sembra non voler sentire: oggi tutta la Grecia si è fermata a causa di un altro sciopero generale proclamato dai due più importanti sindacati ellenici, Adedy e Gsee, e altre manifestazioni sono già in programma per il 21 giugno e per il giorno del dibattito in Parlamento sul Programma economico a medio termine varato dal governo, un piano che, secondo indiscrezioni, prevede nuovi tagli agli stipendi e alle pensioni oltre all’aumento delle tasse e delle imposte straordinarie su immobili e società. Il paese chiede a gran voce un nuovo pacchetto di aiuti, e proprio di questo discuteranno da oggi i ministri dell’economia dell’Eurogruppo a Bruxelles, anche se, per Rodrick, nuovi finanziamenti serviranno soltanto ad allungare ulteriormente il momento in cui il paese dovrà affrontare in maniera matura i propri problemi.
- Martedì 14 Giugno 2011

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