La7, tutti la vogliono, ma alla fine chi se la piglia?


Enrico Mentana, direttore del tg della 7

Enrico Mentana, direttore del tg della 7

di Stefano Cingolani

Ha troppi debiti, perde quattrini ogni giorno che va in onda, la guardano in pochi (appena il 4 per cento di audience medio nell’ultimo mese). Su La7 gli analisti delle banche sono concordi. Dunque, meglio vendere? Sbagliato, meglio comprare o tenere le azioni in portafoglio, sentenziano gli esperti di Unicredit, Equita o Banca Leonardo: strano ma vero. La bella addormentata s’è risvegliata grazie al bacio del riccioluto Enrico Mentana e all’annuncio che arrivano le infostar, da Michele Santoro e Fabio Fazio. Ma il dubbio resta e si rafforza: siamo davanti all’affare dell’anno o a una telebolla?

Franco Bernabè, amministratore delegato della Telecom Italia, che controlla il 77,7 per cento della rete, la venderebbe per 1 miliardo di euro (valore di borsa 850 milioni, più i debiti). Come fa ad arrivare a questa cifra iperbolica? La TiMedia (che ha in pancia La7, Mtv e il 40 per cento dell’agenzia Tm news) ha chiuso il 2010 con una perdita di 54,4 milioni di euro su 258 di ricavi. Il suo valore viene stimato fra i 280 e i 300 milioni, debiti inclusi; un eventuale acquirente vorrebbe che fosse ripulita dal peso del passato, quindi il prezzo scenderebbe ad appena 100 milioni. I propagatori del Bernabè pensiero sostengono che a ogni impennata dell’audience corrisponde una palata di pubblicità, con una dinamica impressionante: passare stabilmente da 3 a 4,5 punti significa crescere del 50 per cento con un equivalente aumento degli spot. L’effetto Mentana gonfia il fatturato e, con esso, il valore. La società diventa appetibile non per quel che è adesso, ma per quel che può diventare: è una scommessa su un prodotto da costruire.

Tra i potenziali compratori è stato messo in campo Carlo De Benedetti. Da sempre vorrebbe una tv, anche se l’esperimento con Rete A non ha funzionato. Adesso viene tirato in ballo persino da Giovanni Stella, amministratore delegato della TiMedia, il tagliatore di teste che segue Bernabè dai tempi dell’Eni. L’Ingegnere è liquido e lo sarà ancor più con l’imminente risarcimento Mondadori (spera di incassare 500 milioni di euro). Però non tutto il ricavo andrà al gruppo Espresso. A decidere la spartizione è Rodolfo, al quale il padre ha affidato la gestione della Cir. E lui ha la testa nelle cliniche e nell’energia. Pesa, inoltre, il no esplicito di Mentana: «La7 cambierebbe sia con De Benedetti sia con la Rcs».

Sì, c’è anche la Rcs (Rizzoli-Corriere della sera). Giovanni Bazoli, presidente dell’Intesa Sanpaolo e da trent’anni garante degli equilibri interni, procede passo dopo passo. Tuttavia, è proprio al grande vecchio della finanza che molti attribuiscono il progetto di fare emergere un altro polo televisivo (non più terzo, vista la presenza di Sky), mettendo in campo nuovi soggetti. In queste settimane di eccitazione vengono evocati la tedesca Bertelsmann, Rupert Murdoch, il quale però segue il modello pay, così come il francese Canal Plus.

Con la Rcs esiste un’affinità proprietaria: gli azionisti di riferimento sono gli stessi della Telecom Italia, a cominciare da Mediobanca e Generali. Il gruppo editoriale, per ridurre i debiti, ha appena avviato una complessa ristrutturazione che porta al taglio dei periodici e alla parziale vendita della storica sede in via Solferino. Il comitato di redazione rumoreggia. Diego Della Valle scalpita, vuole crescere nei media, ma il patto di sindacato lo tiene per le redini e gli impedisce di acquistare altre azioni. Non tira, insomma, una bell’aria. Uomini di banca o editori di carta stampata in passato hanno già dimostrato di non sapere dove mettere le mani alle prese con la televisione. Con una punta di perfidia molti ricordano quando Piero Ottone chiese a Eugenio Cefis, passato dall’Eni a guidare la Montedison, perché voleva un quotidiano (allora puntava proprio al Corriere della sera). «Vede» rispose il manager «io ho bisogno di favori politici e il modo migliore per restituirli è possedere un giornale». Le cose sono davvero cambiate?

Ma esiste un dubbio anche sul piano squisitamente editoriale. Per vent’anni ha fatto scuola la dottrina Confalonieri: secondo il presidente della Mediaset, in un mercato dove la Rai ha tre reti, la massa critica per resistere doveva comprendere altrettanti canali. Molti dicono che il digitale sta cambiando questo paradigma. La7 può contare anche su cinque multiplex, quindi 15 canali sui 120 disponibili. L’avvenire è sempre più nelle nicchie d’eccellenza e nella televisione a misura di spettatore.

«C’è domanda di qualità» conferma Enrico Manca, ex presidente Rai, che oggi presiede l’Isimm, Istituto specializzato nello studio delle telecomunicazioni. Puntando sull’élite, il nuovo polo potrebbe attirare la pubblicità di alta gamma che porta più quattrini. «Chi ha da temere in tal caso» aggiunge Manca «è la Rai, non Mediaset; e soprattutto il terzo canale».

Un’altra strada conduce La7 in un triangolo che, accanto al digitale, comprende anche il web. In questa prospettiva entra l’accordo tra Telecom e Google sulla Cube tv. Progetti futuribili. Intanto il mammut dei telefoni ha un bisogno urgente di rilanciarsi: ha perso clienti nel mobile, il titolo vivacchia intorno all’euro e gli azionisti ce l’hanno in carico a 2,2 euro. Se prevalesse la logica industriale, dovrebbe concentrarsi sul proprio mestiere.

La Mediobanca ha ricevuto l’incarico di «valorizzare» la TiMedia. Che cosa vuol dire? Per l’amministratore delegato Alberto Nagel significa fare salire il titolo e poi vendere. Bernabè, «azionista silente» come si è definito, tiene i piedi in due staffe. «Un valore La7 ce l’ha e potrebbe aumentare» commenta Manca. «Anche se è un valore più politico che industriale».

In un gruppo come Telecom Italia, dunque, una rete televisiva con un certo potenziale è un’arma da tenere carica. Intanto, il consiglio d’amministrazione della Rai approva i palinsesti autunnali e conferma Ballarò, Report, Che tempo che fa, Parla con me. Con i conduttori, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Fabio Fazio e Serena Dandini, si sta trattando. E La7? Vuoi vedere che la telebolla diventa una teleballa?

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